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Il parto e il prolasso emorroidario - Cause, sintomi e cura

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Il parto e il prolasso emorroidario

Perché le emorroidi s'ingrossano e s'infiammano in gravidanza o durante il parto?
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Luisella Troyer - MioDottore.it
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La gravidanza è un periodo speciale e delicato per ogni donna.

Il corpo della futura mamma si modifica sensibilmente: alcune di queste modifiche sono temporanee, altre definitive.

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La nuova vita che cresce dentro l’utero della donna vive in totale simbiosi con essa, in un rapporto che rimarrà indelebile, nella neo-mamma, davvero per tutta la sua esistenza.

Tra le gioie che può portare una nuova gravidanza, però, possono nascondersi anche alcune insidie, spesso dettate da problemi meramente meccanici, causati dal peso del feto e del liquido amniotico in cui esso si forma.

Tra questi problemi, indubbiamente quelli vascolari, e soprattutto quelli legati al prolasso emorroidario, sono senza dubbio tra i più sentiti per le donne in gravidanza.

Le emorroidi patologiche, e il loro prolasso, sono spesso collegate alla gravidanza e, soprattutto, al momento del parto.

Sono un problema per molte donne incinte e per molte neo-mamme, e questo articolo è stato scritto dalla Dott.ssa Luisella Troyer, Chirurgo Proctologo, proprio per far chiarezza su come comportarsi in caso di prolasso emorroidario in gravidanza oppure poco dopo il parto.

Se sei una donna incinta o che sta per partorire, è bene dunque che tu legga questa pagina informativa sulle emorroidi e sul loro prolasso.

Cosa sono le emorroidi?

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Le emorroidi sono dei piccoli cuscinetti artero-venosi, presenti naturalmente nel nostro canale anale.

Sono formati sia da vene che da arterie unite tra di loro, e il loro compito è la corretta vascolarizzazione di tutto il canale anale.

Ognuno di noi ha tre plessi emorroidali principali: anteriore destro, posteriore destro e laterale sinistro, a cui si aggiungono due plessi secondari più piccini.

In condizioni di normalità, i cuscinetti emorroidali non danno alcun fastidio, e rimangono bene all’interno del canale anale, svolgendo la loro funzione silenziosamente.

Solo quando le emorroidi s’infiammano, s’ingrossano, si lacerano e prolassano fuori dalla loro posizione anatomica originaria, si può parlare di malattia emorroidaria, oppure di emorroidi patologiche.

Che cos’è la malattia emorroidaria?

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In Proctologia, cioè la branca specialistica della Medicina che studia e cura tutte le patologie dell’ano e del retto, per ‘malattia emorroidaria’ s’intende una condizione innaturale delle emorroidi, che assumono delle caratteristiche particolari e peculiari.

Nella malattia emorroidaria, difatti, le emorroidi si trasformano e si alterano a livello fisiologico, e da silenti cuscinetti diventano estrusioni rigonfie di sangue, congeste, infiammate, spesso lacerate e prolassanti fuori dalla loro posizione anatomica originaria.

Ringonfiandosi sempre più di sangue, le emorroidi aumentano di peso, e questo peggiora lo sfinimento delle strutture di supporto che le tengono ancorate alla parte del canale anale, causando dunque un lento scivolamento verso il basso (prolasso emorroidario).

Il prolasso emorroidario può essere di quattro stadi di gravità:

  • I stadio, prolasso lieve, dove le emorroidi sono ancora tutte dentro il canale anale;
  • II stadio, prolasso moderato, dove le emorroidi estrudono fuori dal canale anale solo durante il ponzamento della defecazione o solo durante alcuni sforzi;
  • III stadio, prolasso severo, dove le emorroidi estrudono spontaneamente fuori dall’ano ma possono comunque essere riposizionate dentro lo stesso mediante manovra manuale;
  • IV stadio, prolasso grave, dove le emorroidi risultano permanentemente prolassate all’esterno

Le emorroidi patologiche sono, assieme alla carie dentale, la patologia più diffusa in tutto il mondo: questo da l’idea del fenomeno a livello globale, anche considerando che, molto spesso, la condizione clinica di malattia emorroidaria è sotto-diagnosticata.

Consigli proctologici

L'iper-pressione intraddominale che il feto e il liquido amniotico eserticano sui grandi vasi addominali non è evitabile, così come non è totalmente prevenibile lo sviluppo delle emorroidi patologiche durante la gravidanza o il parto.

Tuttavia, esistono buone norme comportamentali che la futura mamma dovrebbe seguire per evitare al minimo il rischio del prolasso delle emorroidi.

Tale norme prevedono la giusta dieta ed idratazione quotidiana, l'astensione dal consumo di tabacco e dall'alcol, il contenimento del peso per tutta la durata della gravidanza.

La mucosa anorettale, già sollecitata dall'iper-pressione meccanica del 'pancione', che ne aumenta la pressione ematica, deve essere particolarmente protetta, e il primo aiuto è proprio dato dalla giusta produzione di feci, morbide e ben formate.

Da cosa è causata la malattia emorroidaria?

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Non vi è ancora una spiegazione unitaria per descrivere la causa del prolasso emorroidario.

La scienza non è ancora arrivata ad una risposta comune, ma si sospettano due macro-cause principali:

Un problema meccanico (teoria meccanica), che vuole i tessuti di supporto delle emorroidi, ricchi di collagene, sfiancarsi naturalmente per via dell’invecchiamento fisiologico, e di stili di vita o patologie specifiche, come la stipsi cronica;

Un problema di afflusso di sangue (teoria emodinamica), che vuole i plessi emorroidari rigonfiarsi e sfiancarsi per via di un iper-aumento dell’afflusso ematico, a sua volta causato da un aumento della pressione intra-addominale, per stili di vita o periodi particolari (come l’obesità, la gravidanza, il parto, alcuni lavori usuranti, ecc.)

Va necessariamente fatto notare che queste due teorie non sono in contrasto tra di loro, e che la causa generale dell’inizio della patologia emorroidaria può essere dovuta ad entrambe le condizioni.

A queste due teorie principali poi, la Medicina ha accertato da molti anni la presenza di alcuni fattori scatenanti le emorroidi patologiche, che spesso sono la ‘scintilla iniziale’ del prolasso delle stesse.

Tali fattori scatenanti sono:

  • La stitichezza cronica, mai curata;
  • Una dieta povera di fibre e di giusta idratazione;
  • La sindrome del colon irritabile;
  • La pratica continua del sesso anale;
  • La predisposizione familiare all’insufficienza venosa cronica;
  • Lo stato di obesità;
  • Il fumo e il consumo eccessivo di alcolici;
  • La gravidanza e il parto;
  • Alcuni sport come il sollevamento pesi;
  • Alcuni lavori usuranti, o che richiedono lunghi periodi in piedi;
  • La scarsa attività fisica, soprattutto della camminata quotidiana;
  • L’invecchiamento fisiologico e il calo della produzione di collagene

Come si evince dalla lista, quasi tutti questi fattori scatenanti comprendono un aumento della pressione intra-addominale, che a sua volta può comportare un iper-afflusso ematico ai plessi emorroidari, che dunque si sfiancano e si gonfiano eccessivamente di sangue.

Proprio la gravidanza e il parto sono, per la donna, i periodi in cui questa pressione intra-addominale è considerevole, e dunque il rischio di sviluppo della malattia emorroidaria è consistente.

La gravidanza e l’aumento della pressione sull’addome

Com’è noto, nei mammiferi, di cui l’Homo Sapiens è parte, la femmina della specie è quella incaricata alla gestazione della prole, dopo essere stata fecondata dal seme del maschio.

A differenza di altri animali, i mammiferi non depongono uova, ma i gameti, cioè le cellule riproduttive della specie, si ‘incontrano’ e danno inizio alla vita nell’utero della femmina, dopo l’accoppiamento sessuale.

L’utero è, sinteticamente, un organo contenitivo, capace di gonfiarsi ed estendersi in considerevole dimensione, e diventando dunque il ‘sacco contenitivo’ dell’embrione in formazione, che diventerà poi feto e, alla nascita, bambino.

La formazione dell’embrione è endogena dunque nella nostra specie e nei mammiferi in generale, ed avviene nell’utero, a sua volta posizionato grossomodo nel basso addome della donna.

Per proteggere il feto durante la gestazione, nonché provvedere alla nuova vita un ambiente sicuro e ‘anti-shock’, l’utero si riempie di un particolare liquido chiamato liquido amniotico.

Tale liquido aumenta di quantità nel corso della gestazione, seguendo la crescita del feto: da pochi millilitri durante le prime settimane della gravidanza, una donna incinta arriva a contenere circa un litro di liquido amniotico verso la fine della gestazione.

A questo liquido va aggiunto il peso del feto, variabile da persona a persona, ma che mediamente si attesta, verso le ultime settimane, in quasi 3 Kg.

È dunque normale, per la donna incinta, aumentare di peso in generale, ma se questo aumento sarebbe, in altri contesti, tutto sommato contenuto, in gravidanza vi è un problema specifico: l’aumento non avviene armonicamente in tutto il corpo, ma solo in un punto preciso.

Tale punto è, ovviamente, l’addome e il basso ventre.

Questo accumulo di molti chili iper-concentrato sull’addome causa spesso, alla futura mamma, qualche problema durante la gestazione, per un motivo molto semplice: il carico del bambino e del liquido amniotico si accanisce su un punto del corpo dove passano molti vasi importanti, che drenano sangue e linfa dagli arti inferiori.

Sono i grandi vasi addominali, che tutti noi abbiamo e che transitano proprio in corrispondenza dell’addome e della zona pelvica: la vena cava, le vene iliache, il dotto linfatico addominale.

Questi vasi, importanti poiché facenti funzione di ‘autostrade principali’ per il flusso venoso e linfatico, possono essere compressi e congestionati proprio dall’utero cresciuto in proporzioni enormi, contenente dentro il feto e il suo liquido amniotico.

Questa congestione causa a sua volta un’iper-pressione addominale, con conseguente probabile rallentamento della circolazione venosa e linfatica.

A sua volta, questo rallentamento causa spesso alla donna gravida problemi di gonfiore e pesantezza alle gambe e, specie in presenza di predisposizione familiare, la comparsa di teleangectasie, vene varicose e prolasso emorroidario.

La congestione dei grandi vasi addominali aumenta progressivamente all’aumentare della gestazione, arrivando al parto come culmine massimo della pressione intra-addominale.

Proprio durante il parto, sovente nelle pazienti predisposte, si manifesta dunque lo ‘scoppio’ della patologia emorroidaria: i tessuti di supporto delle emorroidi, già sfiancati da nove mesi di gravidanza, cedono definitivamente, permettendo dunque un iper-afflusso di sangue e l’inizio del prolasso.

A volte, tale inizio del prolasso è particolarmente traumatico per la donna, che subito dopo il parto sperimenta le emorroidi congeste, infiammate e quasi del tutto fuori dal canale anale.

Molti di questi stadi sono fortunatamente reversibili e transitori, alcuni invece sono permanenti, e sono l’origine dei futuri problemi proctologici della neo-mamma.

L’inizio della malattia emorroidaria in gravidanza può essere dipeso da predisposizione genetica?

Sì, il prolasso delle emorroidi durante la gravidanza o il parto viaggia di solito parallelo all’insorgenza dell’insufficienza venosa cronica, cioè della malattia che, lentamente, danneggia e deforma le vene, e porta alla formazione delle varici.

Questa patologia è in larga misura ereditaria: ovviamente, non si ereditano le vene varicose, ma la qualità dei tessuti dell’endotelio dei vasi, che risultano molto più scarsi di collagene e meno elastici della media.

A pareti interne venose poco elastiche e povere di collagene basta relativamente poco per deformarsi e danneggiarsi permanentemente, dando dunque inizio al reflusso venoso che è la causa principale dell’estrusione delle varici.

Anche nelle emorroidi, essendo tessuti artero-venosi, pur non avendo delle valvole interne come nelle comuni vene, la predisposizione genetica può far sfiancare i tessuti e danneggiarli, dando dunque inizio al prolasso dei plessi.

Durante la gravidanza, nelle pazienti predisposte ai problemi vascolari, quindi con mamma e/o papà già con varici manifeste, l’iper-pressione del feto sui grandi vasi addominali può rallentare la circolazione venosa, causare reflusso e, grazie alla bassa qualità dei tessuti interni delle emorroidi, sfiancarli e dare dunque origine alla malattia emorroidaria.

A volte, il fattore scatenante di massima pericolosità, che scatena la fuoriuscita delle emorroidi, è proprio il punto di massima pressione intra-ddominale possibile: il momento del parto, e della necessaria ‘spinta’ della donna per far uscire il bambino.

Consigli proctologici

Il Medico che può aiutare la futura o neo-mamma che ha sviluppato le emorroidi patologiche in gravidanza o dopo il parto è il Medico Proctologo.

Tale professionista sanitario è solitamente un Chirurgo Vascolare, o comunque un Medico proveniente da altra specializzazione chirurgica, particolarmente esperto nella cura delle patologie che possono affliggere il retto o l'ano.

Le emorroidi patologiche sono diagnosticate mediante la visita proctologica, cioè la visita specialistica in grado di analizzare la condizione del retto e dell'ano.

Questa visita è sempre accompagnata e completata dall'esame della proctoscopia, in cui il Medico va ad indagare nel canale anorettale del paziente, alla ricerca dell'origine dei sintomi riportati in fase di anamnesi.

Le emorroidi estruse e rigonfie dopo il parto possono tornare al loro posto?

Il prolasso emorroidario è classificato secondo una scala di quattro gradi, a sua volta direttamente correlata al volume delle emorroidi:

Emorroidi di I grado

Il prolasso è iniziale, e le emorroidi risultano ancora totalmente in sede anale;

Emorroidi di II grado

Il prolasso è contenuto, e le emorroidi fuoriescono dal canale anale sono durante la defecazione o alcuni sforzi fisici, per poi tornare subito autonomamente in sede;

Emorroidi di III grado

Il prolasso è grave, e le emorroidi fuoriescono dal canale anale spontaneamente, ma possono essere riposizionate con manovra manuale;

Emorroidi di IV grado

Il prolasso è irriducibile, e le emorroidi sono permanentemente prolassate all’esterno del canale anale

Sapere la gravità del prolasso emorroidario è indispensabile per poter fornire una diagnosi e, soprattutto, una prognosi attendibile per la neo-mamma che ha sviluppato le emorroidi in gravidanza o durante il parto.

La riduzione del prolasso delle emorroidi è infatti dipesa sia dal loro stato di gravità che, giocoforza, dall’età della nuova mamma, e dal suo grado di produzione del collagene (e capacità di riparare i tessuti danneggiati).

Prolassi di stadio lieve, quindi di I o II grado, solitamente possono essere curati con la giusta terapia sfiammante e la modifica della dieta, aggiungendo alla terapia anche l’uso di efficaci integratori ai flavonoidi.

Prolassi oltre il III stadio richiedono spesso soluzioni più radicali, a volte con la rimozione o la distruzione tout-court dei plessi ormai malati.

Subito dopo il parto, anche per donne non predisposte, è comunque giudicato normale assistere a perlomeno un’infiammazione e una congestione dei plessi emorroidari, anche non in situazione già ‘patologica’.

Lo sforzo durante il parto e l’aumento massiccio della pressione intra-addominale possono portare ad una temporanea congestione dei plessi, che tuttavia (sempre assumendo una buona elasticità dei tessuti) possono sfiammarsi e ridursi spontaneamente.

Altre volte invece, il danneggiamento è irreversibile, e la malattia emorroidaria diventa cronica.

C’è un modo per prevenire le emorroidi durante la gravidanza?

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La predisposizione genetica della futura mamma ai problemi vascolari, ovviamente, non è prevenibile.

Anche stili di vita sani durante la gestazione e il controllo preciso del peso corporeo sono sicuramente atti utilissimi e consigliati, ma da soli non possono prevenire totalmente l’insorgenza del prolasso emorroidario.

Spesso, mamme che sono state ineccepibili durante la gravidanza e che non hanno avuto mai problemi alle emorroidi per tutta la gestazione, sviluppano d’improvviso un grande prolasso durante il parto, o subito poco dopo.

Ciò è dipeso dalla pressione intra-addominale proprio durante il travaglio e il parto, che può sfibrare e danneggiare in poco tempo i tessuti di supporto delle emorroidi, anche senza aver sperimentato condizioni prima ‘sospette’.

Sicuramente mantenere il giusto peso, l’uso di eventuali integratori flebotonici e, nelle donne predisposte all’insufficienza venosa, la terapia profilattica a base di eparina possono ridurre i rischi di patologie venose, ma non possono comunque eliminarli del tutto.

L’uso delle calze elastiche preventive e palliative, molto efficace per dare immediato sollievo alle gambe delle donne in gravidanza, risulta di scarsa o nulla utilità per il circolo ematico dei plessi emorroidari, quindi non può essere considerato atteggiamento preventivo.

Allo stato attuale della Medicina, va quindi appurato che lo sviluppo del prolasso emorroidario durante la gravidanza è sì agevolato da una predisposizione genetica e dai comportamenti della mamma, ma è un elemento per larga misura aleatorio che può manifestarsi anche in caso di perfetta compliance della paziente.

Come possono essere curate le emorroidi dopo la gravidanza e il parto?

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Il trattamento delle emorroidi patologiche sviluppatesi durante la gravidanza e il parto è legato al loro stato di gravità.

Durante la gravidanza, il trattamento è esclusivamente di tipo palliativo, poiché qualsiasi intervento medico o chirurgico è impossibile, fino a che la donna non abbia completato la gestazione.

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Per dare sollievo alla futura mamma, il Medico Proctologo può prescrivere integratori flavonoidi sistemici e creme lenitive topiche, non dimenticando di ricordare alla paziente l’importanza dell’adeguata integrazione dei liquidi giornaliera e di una dieta ricca di fibre.

Anche alimenti piccanti o comunque irritanti per la mucosa intestinale vengono evitati, e l’obiettivo è quello di portare la paziente all’espulsione di feci morbide e ben formate, facili da espellere e che dunque non aumentino ulteriormente la pressione intra-addominale.

Le pomate a base di anestetico locale o cortisone andrebbero evitate, a favore invece di creme lenitive ad azione sfiammante, con principi attivi fitoterapici (come ad esempio le creme a base di calendula o propoli).

Anche subito dopo il parto, con le emorroidi generalmente congeste ed infiammate (a volte, anche lesionate) è indispensabile provvedere a sfiammare i tessuti, consentendogli di rigenerarsi e ripararsi, ovviamente nei limiti del possibile.

In molti casi, la cura sfiammante del prolasso emorroidario, se ben prescritta, riesce a risolvere del tutto prolassi di basso grado, e a volte anche di grado più alto, specie se la paziente è ancora giovane e con una buona produzione di collagene.

Anche la dieta dopo il parto deve essere prescritta dal Medico Proctologo ed attuata con diligenza della neo-mamma, sempre per evitare episodi di stipsi, che peggiorerebbero il quadro clinico, ed ottenere invece feci morbide e di facile evacuazione.

La valutazione sugli interventi medici o chirurgici delle emorroidi ormai irreparabilmente prolassate viene fatta, di solito, alla fine del puerperio, quindi alla fine dell’allattamento.

Lì è possibile fare il punto della situazione, e con l’obbligatoria visita proctologica, il Chirurgo Proctologo potrà proporre alla paziente il piano terapeutico più idoneo, considerando che, negli ultimi anni, la cura delle emorroidi è stata completamente stravolta dall’introduzione della nuova scleromousse stabilizzata ad aria sterilizzata.

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Quindi ricorda che...
  • le emorroidi sono dei normali plessi vascolari presenti nel canale anale;
  • i plessi delle emorroidi sono composti sia vene che da arterie, unite tra loro senza soluzione di continuità;
  • il compito principale delle emorroidi è quello di vascolarizzare adeguatamente il canale anale;
  • si parla di patologia emorroidaria solo quando le emorroidi s'infiammano, si gonfiano ed estrudono dalla loro posizione originaria;
  • le emorroidi possono prolassare e congestionarsi per cause meccaniche o emo-dinamiche, come ad esempio la stipsi cronica, la gravidanza, il parto o il naturale invecchiamento;
  • la gravidanza e la gestazione sono periodi di modifica del corpo della donna;
  • durante la gravidanza il peso del feto e del suo liquido amniotico grava sui grandi vasi addominali della donna, congestionandoli;
  • la congestione dei grandi vasi addominali e il peso del feto aumentano la pressione intra-addominale del corpo della futura mamma;
  • l'aumento della pressione intra-addominale può essere il fattore scatenante dell'inizio della malattia emorroidaria;
  • il momento del parto è quello in cui la pressione intra-addominale raggiunge il culmine, e può essere quindi il momento in cui i plessi emorroidari estrudono;
  • c'è una decisa componente genetica che fa predisporre all'insorgenza delle patologie del sistema venoso e anche delle emorroidi;
  • la terapia delle emorroidi in gravidanza è esclusivamente palliativa, e mira a far star meglio la mamma;
  • le emorroidi persistenti anche dopo il parto possono essere trattate, in caso di indicazione clinica, con la scleromousse stabilizzata

Avviso deontologico medico
Nota deontologica

La Proctologia, in Italia, non ha ancora una Scuola di Specializzazione riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione.

Non è quindi legalmente possibile riportare l'aggettivo 'specialista' al Medico Proctologo, poiché tale titolo accademico è riservato solo al Medico che, legalmente, ottiene un Diploma di Specializzazione.

Come branca della Medicina, la Proctologia può essere inquadrata come disciplina chirurgica, che può però allargarsi ed intendersi perfezionamento della Gastroenterologia, della Dermatologia, della Chirurgia Vascolare, dell'Oncologia, della Infettivologia e, non ultimo, anche della Ginecologia.

Questo vuol dire che la formazione del Medico che intende definirsi 'Proctologo' è effettuata prevalentemente sul campo, attraverso l'esperienza diretta e i casi clinici affrontati e risolti, nonché del continuo studio ed aggiornamento professionale.

La Dott.ssa Luisella Troyer, iscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Milano, tiene dunque a precisare che ella è un Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Vascolare, e perfezionata poi Proctologo durante il suo trentennale esercizio della professione medica.

Chirurgo Vascolare Proctologo a Milano Dott.ssa Luisella Troyer

Quest'articolo è stato revisionato ed aggiornato dalla Dott.ssa Luisella Troyer il giorno:

domenica 11 febbraio, 2024

La Dott.ssa Luisella Troyer è un Medico Chirurgo, specializzata in Chirurgia Vascolare e perfezionata in Proctologia.

Sin dal suo percorso come specializzanda, la Dottoressa ha avuto a cuore lo studio e la cura delle patologie proctologiche, in particolar modo delle emorroidi e dei prolassi emorroidari.

Ha accumulato, nel corso del suo esercizio come Chirurgo, circa 5000 ore di sala operatoria come primo operatore, di cui circa 120 di emorroidectomia Milligan-Morgan.

È uno dei primi Medici ad aver studiato e sperimentato la terapia con scleromousse per le emorroidi patologiche, che la Dottoressa ha giudicato d'elezione per il trattamento non traumatico dei prolassi emorroidari, con statistiche di risoluzione superiori al 95% e pertanto spesso comparabili con l'accesso chirurgico.

In ogni sua visita proctologica la Dottoressa utilizza, a complemento della valutazione clinica, un moderno videoproctoscopio totalmente digitale, di sua ideazione e realizzazione, in grado di catturare in tempo reale flussi video in alta risoluzione, che compone l'esame specialistico denominato Videoproctoscopia Endoscopica Elettronica.

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