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La stipsi cronica: perché non si riesce ad andare di corpo?

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La stipsi cronica

Una patologia spesso ignorata, eppure così invalidante
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Luisella Troyer - MioDottore.it
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hai difficoltà ad andare di corpo regolarmente?

sin da giovane, hai sempre avuto problemi nell’evacuazione quotidiana, e non riesci mai a svuotarti liberamente, a prescindere dalla dieta che segui?

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la stipsi cronica è un problema serio e una patologia invalidante, che spesso viene totalmente ignorata e che spinge il paziente a ricercare metodi ‘fai da te’ che, nella maggior parte dei casi, si rivelano sempre inefficaci oppure anche deleteri.

leggi questa pagina per scoprire che cos’è la stipsi cronica, e quello che può essere fatto per contrastarla, con l’aiuto della moderna riabilitazione intestinale.

Che cos’è la stipsi?

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la stipsi, chiamata anche spesso stitichezza o costipazione, è l’impossibilità di provvedere ad evacuazioni regolari e giornaliere di feci morbide e ben formate, della giusta consistenza e che diano la sensazione di completo svuotamento intestinale e benessere.

nell’uomo adulto, si ritiene fisiologico e normale l’atto defecatorio giornaliero, con l’emissione di circa 150 g di feci (media europea e nordamericana), morbide e cilindriche, non eccessivamente maleodoranti e ben compatte.

va comunque fatto notare che variazioni a questa media sono molto frequenti, e spesso risultano fisiologiche per il soggetto, senza necessariamente sconfinare nella stipsi vera e propria.

dunque, ogni valutazione ed eventuale diagnosi di stipsi deve avere parametri piuttosto elastici, e deve comunque essere sempre ipotizzata tenendo conto delle abitudini strettamente personali del paziente.

Cosa s’intende, clinicamente, per stipsi?

sempre considerando la necessaria elasticità di giudizio quando si deve definire il concetto di stipsi, a livello clinico si tende a diagnosticare uno stato di reale stitichezza quando di verificano almeno, nell’arco dei 12 mesi, due di queste manifestazioni sintomatiche:

  • Meno di due evacuazioni ogni sette giorni;
  • Almeno un’evacuazione su quattro è difficile, dolorosa e richiede un grande sforzo del paziente per fare uscire le feci;
  • Almeno un’evacuazione su quattro vede le feci dure, aumentate di volute e dalla forma cosiddetta ‘caprina’, estremamente difficili da evacuare;
  • Almeno una volta su quattro vi è una sensazione di svuotamento incompleto o insoddisfacente

Quali sono le cause reali della stipsi?

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la stipsi è un’alterazione dell’alvo enormemente complessa, che varia molto, di intensità e rilevanza dei sintomi, da paziente a paziente.

in ragione di ciò, anche le cause della patologia possono variare di molto, e spesso risultano non ben definite, anche a fronte di anamnesi impeccabili.

una prima distinzione di stipsi può essere fatta sulla sua origine: primitiva (idiopatica) oppure secondaria.

la stipsi primitiva è una stipsi in molti casi congenita, che si manifesta addirittura in età pediatrica (circa il 3% di tutte le stipsi primitive sono di natura pediatrica).

viene a sua volta divisa in stipsi semplice (la più comune), da inerzia del colon, da ostruita defecazione (stipsi rettale), la stipsi colica, da sindrome del colon irritabile, da inertia coli, stipsi da gravidanza.

la stipsi semplice è legata a doppio filo ad una dieta povera di fibre, ad una predisposizione congenita che peggiora col tempo (il paziente si abitua a trattenere le feci) e, spesso, ad una vita sedentaria.

si può manifestare anche in pazienti non originariamente predisposti, ma che in seguito a particolari comportamenti o patologie (diete dimagranti eccessive o anoressia, ad esempio) modificano le loro abitudini intestinali, divenendo stitici.

la stipsi da colon irritabile, altra manifestazione congenita, si associa a dolori addominali, meteorismo, ansia, depressione e periodi di relativa quiete, intervallati da recrudescenza della condizione.

la stipsi denominata inertia coli affligge esclusivamente le donne, è tra le forme più severe (meno di due evacuazioni ogni 7-8 giorni) e ha come supposta origine un’alterazione ormonale.

si sospetta che questa forma si manifesti come stipsi da gravidanza anche nelle pazienti non patologiche, comunque gravide, in una forma temporanea che, finito il puerperio, di solito si risolve spontaneamente.

la stipsi rettale, o da ostruita defecazione, è invece l’impossibilità di provvedere alla corretta esplosione delle feci per problemi squisitamente meccanici, come una deviazione congenita del retto, una sua ostruzione o un malfunzionamento dei muscoli sfinteri e di quelli pubici.

nelle donne, tale problematica spesso coincide con il rettocele e con il rilascio del pavimento pelvico.

la stipsi colica, invece, è causata da un’alterata ed impigrita mobilità del colon, con una lenta peristalsi e, di conseguenza, un transito più lungo dell'alvo nell’intestino, che causa un’iper-assorbimento dei liquidi e, di rimando, un indurimento eccessivo delle feci.

Consigli proctologici

Singoli episodi di stipsi, sporadici, sono comuni a tutti quanti, e non devono allarmare.

Spesso, l'intestino rallenta per piccoli motivi che, solitamente, si risolvono nell'arco di poco tempo, e non risultano quindi pericolosi.

A volte questi motivi non sono di origine fisiologica, bensì psicologica.

Ad esempio, è abbastanza normale avere piccoli episodi di stipsi quando si viaggia, oppure quando si frequenta un posto sconosciuto per la prima volta.

I motivi di ciò sono il cambio dell'alimentazione (in vacanza o nei viaggi, si mangia solitamente cibo differente da quello solito), lunghi periodi di immobilismo durante i viaggi, anche la percezione psicologica di 'non essere' nella propria comfort zone casalinga.

Quali sono i sintomi della stipsi?

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a prescindere dalla sua origine, tutte le stipsi, di qualsiasi genere, condividono lo stesso problema (nonché sintomo) di fondo: l’impossibilità di evacuazioni soddisfacenti e regolari, senza fatica né dolore.

fatica e dolore sono due sintomi correlati chiave, per identificare la stipsi e capire bene la sofferenza dei pazienti.

il paziente stitico infatti deve spesso ricorrere ad una eccessiva ponzatura (la spinta dei muscoli del pavimento pelvico) durante l’evacuazione, e questo causa sovente dolore, fatica e una serie di patologie correlate che, a lungo andare, quasi tutti i pazienti stitici sperimentano (ad esempio, il prolasso rettale e le emorroidi patologiche).

a questo si aggiunge poi tutto il corredo psicofisico che la stitichezza cronica si porta dietro, ben noto ai pazienti che ne sono affetti: depressione, irritabilità, insonnia, cefalea, alitosi, flatulenza.

Come si diagnostica la stipsi?

la diagnosi della stipsi non è mai agevole, perché la patologia tende ad essere riportata dal paziente come motivo di imbarazzo e scherno, e spesso viene dunque auto-diagnosticata e auto-curata, quasi sempre con trattamenti inutili o anzi dannosi (come l’abuso di lassativi).

questo peggiora la patologia poiché ne impedisce il giusto inquadramento, con conseguente ritardo nelle cure.

non a caso, quasi tutti i pazienti stitici che si presentano dal Medico, lo fanno dopo anni ed anni di sofferenza, spesso raccontando storie di grande prostrazione e difficoltà.

la diagnosi della stipsi prevede una visita colonproctologica completa, con una precisa ed attenta anamnesi e, all’occorrenza, specifici esami strumentali.

tali esami di supporto possono essere una defecografia, una colonscopia, una TC addominopelvica, una manometria ano-rettale, un’ecografia endoanale, una RMN del pavimento pelvico oppure una EMG perineale.

la complessità della patologia impone un approccio estremamente personalizzato, anche in fase d’indagine.

Consigli proctologici

La stipsi non deve essere oggetto di scherno o ironia: è una vera e propria patologia intestinale, che rende la qualità di vita, per i pazienti che ne sono affetti, molto complicata.

Purtroppo, essendo una patologia non pericolosa per l'esistenza, viene spesso sottostimata o ignorata, anche dai Medici stessi, che non sanno (e non vogliono imparare a) trattarla, risolvendo il tutto con la prescrizione di purghe e lassativi.

Ciò non solo peggiora la condizione intestinale del paziente, ma abbassa ulteriormente il suo livello percettivo allo stimolo della defecazione, di fatto complicando ulteriormente la stitichezza.

Che cronicizza, e diventa sempre più invalidante.

Qual’è la terapia per la stipsi?

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la terapia della stipsi è direttamente correlata al tipo di stitichezza, ed andrebbe quindi chiarito, come punto di partenza, se il paziente è affetto da stipsi primitiva oppure secondaria.

molti casi di stipsi sono dipesi da una dieta non idonea, povera di fibre e di necessaria e sufficiente idratazione: in questi casi, la modifica dell’alimentazione e delle abitudini alimentari in generale deve essere sempre prescritta.

qualunque sia la causa della stipsi e l’impostazione terapeutica che il Medico decide, comunque, va evitato in ogni modo il ricorso ai lassativi e ai purganti.

clisteri e lassativi vari non sono mai una soluzione, ma anzi peggiorano la mobilità intestinale, irritano la mucosa e causano, nel tempo, assuefazione e dipendenza.

qualsiasi altro aiuto farmacologico, non necessariamente lassativo, deve essere altresì ben ponderato, e prescritto comunque per un uso limitato nel tempo.

in generale, i nuovi protocolli colonproctologici per la stipsi mirano a riabilitare l’intestino, risolvendo all’origine il problema.

questa riabilitazione intestinale è ottenuta utilizzando differenti metodologie fisioterapiche:

  • La fisiokinesiterapia;
  • L’elettrostimolazione
  • Il biofeedback

per fisiokinesiterapia s’intendono tutte quelle pratiche fisioterapiche di potenziamento e ri-elasticizzazione del pavimento pelvico, con esercizi liberi o controresistenza.

a questa ginnastica viene associata l’elettrostimolazione muscolare, eseguita tramite appositi dispositivi elettromedicali, che na come scopo quello di migliorare la contrazione muscolare.

questa terapia è giudicata il Gold Standard per la stipsi flaccida.

il biofeedback è invece una vera e propria rieducazione intestinale, eseguita per mezzo di apposita apparecchiatura computerizzata che genera output (visivi, sonori o sensitivi) che possono aiutare il paziente a capire e riappropriarsi della sensibilità intestinale, soprattutto per mezzo dell’apprendimento della capacità sfinteriale.

il biofeedback, se ben eseguito, è capace di dare ottimi risultati: alla fine della terapia, circa il 92% dei pazienti è tornato a regolare attività intestinale, senza più l’uso di lassativi o purganti.

va necessariamente sottolineato che, per ottenere risultati apprezzabili, il paziente deve eseguire tutta la terapia (fisiokinesiterapia, elettrostimolazione e biofeedback), nelle sedute programmate e prescritte dal Medico, con costanza e impegno.

la riabilitazione intestinale è un percorso lungo e che richiede abnegazione e follow-up scrupolosi, con una compliance del paziente impeccabile.

Soffri di stipsi cronica e sei di Milano? Puoi smettere di soffrire, con l’aiuto della Dott.ssa Luisella Troyer

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se sperimenti da anni problemi all’evacuazione e soffri di stitichezza cronica, con ormai un abuso necessario ed insostituibile di purganti e lassativi, sappi che, al tuo intestino, questo non piace.

l’uso continuo di clisteri, purganti e lassativi irrita la mucosa intestinale, peggiora la peristalsi e acidifica le feci, peggiorando quindi il quadro clinico.

lo studio della Dott.ssa Luisella Troyer ha grande esperienza nella riabilitazione dell’intestino, con efficaci protocolli basati sulla fisiokinesiterapia, sull’elettrostimolazione e sul biofeedback.

potrai così tornare ad una regolare attività intestinale, anche con un controllo riposo della dieta seguito dalla Dottoressa, liberandoti per sempre dall’uso di lassativi e purganti.

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Quindi ricorda che...
  • la stipsi è la più comune disfunzione dell'alvo, che affligge una grande percentuale di persone in tutto il mondo;
  • la stitichezza si manifesta come l'incapacità di provvedere alle regolari evacuazioni giornaliere;
  • un essere umano adulto in salute produce ogni giorno circa 150 g di feci ben formate, solide e morbide;
  • variazioni a questa media sono comunque comuni, e non devono necessariamente risultare patologiche ed essere considerate stipsi;
  • esistono una grande varietà di tipologie di stipsi, che possono comunque essere distinti in stipsi idiopatiche e stipsi secondarie;
  • solitamente, la stipsi è una condizione patologica trascurata dalla medicina, e il supporto medico che il paziente spesso riceve è insufficiente o scarso, relegato quasi semrpe all'uso di purganti e lassativi;
  • sintetizzando, esistono stipsi da poca mobilità del colon e stipsi da ostruita defecazione;
  • il ruolo della dieta nella stipsi semplice è fondamentale, e spesso è la causa a monte della stitichezza;
  • il paziente affetto da stipsi non solo evacua tardivamente, ma anche faticosamente;
  • l'uso continuo di purganti e lassativi è nocivo per l'intestino, in quanto irrita le pareti del colon e acidifica le feci;
  • a lungo andare, la stipsi provoca una serie di patologie proctologiche correlate all'aumento della pressione intraddominale, come le emorroidi patologiche e il prolasso del retto;
  • i moderni protocolli di riabiltiazione intestinale, purtroppo poco praticati in italia, hanno come scopo la riabilitazione del colon, e la rieducazione del paziente allo stimolo alla defecazione;
  • la terapia adatta per risolvere la stipsi è quella riabilitativa, evitando l'uso di purganti e lassativi

Avviso deontologico medico
Nota deontologica

La Proctologia, in Italia, non ha ancora una Scuola di Specializzazione riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione.

Non è quindi legalmente possibile riportare l'aggettivo 'specialista' al Medico Proctologo, poiché tale titolo accademico è riservato solo al Medico che, legalmente, ottiene un Diploma di Specializzazione.

Come branca della Medicina, la Proctologia può essere inquadrata come disciplina chirurgica, che può però allargarsi ed intendersi perfezionamento della Gastroenterologia, della Dermatologia, della Chirurgia Vascolare, dell'Oncologia, della Infettivologia e, non ultimo, anche della Ginecologia.

Questo vuol dire che la formazione del Medico che intende definirsi 'Proctologo' è effettuata prevalentemente sul campo, attraverso l'esperienza diretta e i casi clinici affrontati e risolti, nonché del continuo studio ed aggiornamento professionale.

La Dott.ssa Luisella Troyer, iscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Milano, tiene dunque a precisare che ella è un Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Vascolare, e perfezionata poi Proctologo durante il suo trentennale esercizio della professione medica.

Chirurgo Vascolare Proctologo a Milano Dott.ssa Luisella Troyer

Quest'articolo è stato revisionato ed aggiornato dalla Dott.ssa Luisella Troyer il giorno:

domenica 11 febbraio, 2024

La Dott.ssa Luisella Troyer è un Medico Chirurgo, specializzata in Chirurgia Vascolare e perfezionata in Proctologia.

Sin dal suo percorso come specializzanda, la Dottoressa ha avuto a cuore lo studio e la cura delle patologie proctologiche, in particolar modo delle emorroidi e dei prolassi emorroidari.

Ha accumulato, nel corso del suo esercizio come Chirurgo, circa 5000 ore di sala operatoria come primo operatore, di cui circa 120 di emorroidectomia Milligan-Morgan.

È uno dei primi Medici ad aver studiato e sperimentato la terapia con scleromousse per le emorroidi patologiche, che la Dottoressa ha giudicato d'elezione per il trattamento non traumatico dei prolassi emorroidari, con statistiche di risoluzione superiori al 95% e pertanto spesso comparabili con l'accesso chirurgico.

In ogni sua visita proctologica la Dottoressa utilizza, a complemento della valutazione clinica, un moderno videoproctoscopio totalmente digitale, di sua ideazione e realizzazione, in grado di catturare in tempo reale flussi video in alta risoluzione, che compone l'esame specialistico denominato Videoproctoscopia Endoscopica Elettronica.

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