Chirurgia Plastica Mini Invasiva a Milano
Il rettocele e l'erniazione del retto in vagina

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Il rettocele

l'erniazione del retto nella vagina
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Luisella Troyer - MioDottore.it
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sei una donna e hai frequenti dolori vaginali che ti impediscono di avere rapporti sessuali?

non riesci ad evacuare completamente, e spesso le feci ‘si incastrano’ nel retto e a volte devi facilitarne l’uscita manualmente?

il rettocele è una delle patologie più invalidanti per una donna, ed è anche una malattia ancora colpevolmente sottovalutata, spesso anche dai Medici, su cui c’è ancora tanta disinformazione.

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leggi questa pagina per scoprire che cos’è il rettocele: da cosa origina, come si diagnostica, come può essere curato.

Che cos’è il rettocele?

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rettocele di i grado, asintomatico

in Medicina, per rettocele s’intende l’erniazione (lo scivolamento) del retto nella cavità vaginale.

per ovvi limiti anatomici, tale patologia colpisce esclusivamente le donne e, non di rado, è associata anche ad altri prolassi del pavimento pelvico, come ad esempio il cistocele (il prolasso della vescica) e il prolasso dell’utero.

anche se spesso poco o per nulla conosciuto, il rettocele è una condizione (non necessariamente sintomatica) che, si stima, coinvolga la maggior parte delle donne puerpere, cioè già partorienti, che hanno superato i 50 anni.

Da cosa è dipeso il rettocele?

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la gravidanza aumenta la pressione intraddominale della donna e, assieme al parto, è una delle cause scatenanti del rettocele

il rettocele, o meglio l’erniazione che lo causa, è dipesa dal cedimento o sfinimento dei tessuti muscolari e legamentosi della parte retto-vaginale, ossia quella struttura anatomica che separa fisicamente, nella donna, il retto dalla vagina.

questo cedimento strutturale è, in larga parte, causato da un aumento anomalo della pressione intraddominale, a sua volta generato da svariati fattori scatenanti, quali:

  • I travagli ed i parti;
  • La stipsi cronica mai trattata;
  • Alcuni lavori o sport faticosi;
  • L’obesità

oltre a questi fattori noti, datosi che lo sfiancamento della parete retto-vaginale ha sempre origini prettamente meccaniche, qualsiasi stato o sollecitazione che peggiora la pressione alle pelvi è, potenzialmente, scatenante il rettocele.

il rettocele tende a manifestarsi con maggiore incidenza nelle donne di età avanzata poiché, per naturale invecchiamento fisiologico e rallentamento del metabolismo, in esse i tessuti del pavimento pelvico sono naturalmente meno carichi di collagene, e dunque meno adesi alle strutture di sostegno.

Quali sono i sintomi del rettocele?

il rettocele è una patologia cronica e, tendenzialmente, degenerativa: il prolasso della parete retto-vaginale e la sua erniazione non recedono senza le giuste terapie, nei casi migliori si stabilizzano (per quanto, non è possibile prevederlo).

la sintomatologia del rettocele è dunque direttamente proporzionale al suo stadio di gravità.

al momento, sono stati definiti tre stadi del rettocele, suddivisi in ordine crescente:

• Rettocele di I grado (rettocele lieve)

L’erniazione del retto in vagina è lieve, e la sintomatologia è quasi sempre assente, almeno nelle giovani donne;

• Rettocele di II grado (rettocele moderato)

L’erniazione del retto in vagina è consistente, e spesso raggiunge l’apertura vaginale.

Compaiono dolore durante gli atti sessuali, difficoltà di espulsione delle feci e difficoltà durante la minzione;

• Rettocele di III grado (rettocele grave)

Il retto ha invaso completamente la vagina, e la parete retto-vaginale è totalmente collassata e, spesso, lacerata.

I rapporti sessuali diventano pressoché impossibili, compare incontinenza fecale ed urinaria, sensazione di ‘corpo estraneo’ in vagina, pesantezza e dolore alle pelvi, sia all’ano che alla vagina

Consigli proctologici

Il dolore durante l'atto sessuale penetrativo e l'ostruita defecazione sono i sintomi principali di un rettocele di alto grado, divenuto ormai problematico.

Spesso, tale condizione mette in soggezione ed imbarazzo la donna che, per motivi di vergogna, evita di ricorrere alla visita del Medico.

Questo è un atteggiamento sbagliato, oltreché controproducente: difatti, il primo passo per risolvere od attenuare i sintomi del rettocele è proprio quello di procedere ad una visita proctologica specialistica.

Il rettocele è comune nelle donne?

sì, decisamente.

si stima che la maggioranza delle donne puerpere, cioè già partorienti, sviluppi almeno un rettocele di I grado.

la stima esatta della percentuale di donne affette da rettocele è complicata, poiché gli stadi lievi, considerati fisiologici nella donna partoriente, non danno alcun sintomo, e dunque non sono percepiti dalla paziente, che a sua volta non li riporta al Medico.

Come si diagnostica un rettocele?

la diagnosi del rettocele è eseguita dal Medico (sia Proctologo che Ginecologo) mediante la visita pelvica e proctologica.

l’ispezione digitale di ano e vagina è accompagnata da vari esami di supporto, tra cui la proctoscopia, la manometria ano-rettale (utile per stabilire il tono dei muscoli sfinteri), l’ecografia vaginale o trans-anale, la defecografia.

questi esami sono utili al Medico non tanto per valutare la presenza di rettocele (al Medico esperto è, di solito, sufficiente l’ispezione proctologica per stabilirla), quanto piuttosto per accertare la gravità dello stesso e lo stato delle strutture di supporto della parete retto-vaginale.

queste informazioni sono indispensabili al Medico per prescrivere poi la giusta terapia, sia riabilitativa che chirurgica.

Qual’è la terapia per il rettocele?

il rettocele richiede un intervento medico e riabilitativo esclusivamente quando è sintomatico, cioè quando presenta sintomi invalidanti per la paziente.

rettoceli di lieve entità sono considerati fisiologici, e pertanto quasi sempre neppure percepiti dalla donna, che spesso non ne conosce neppure l’esistenza patologica.

solo il rettocele sintomatico deve essere trattato, con la riabilitazione del pavimento pelvico e, in casi molto gravi, l’accesso chirurgico.

premesso ciò, è imperativo sottolineare che, come peraltro in altri casi di prolasso delle anatomie umane, la prevenzione è preferibile al trattamento del rettocele.

questo vuol dire che la donna, specie durante la sua vita giovane e fertile, dovrebbe evitare l’iper-pressione addominale, o comunque evitare situazioni in cui è possibile, o certa, la stessa.

in questo senso, il pericolo maggiore per una donna fertile è dato dalla gravidanza e dal parto naturale.

durante il parto la parete retto-vaginale subisce pressioni abnormi, che spesso la deformano irrimediabilmente (anche se, per fortuna, nella maggior parte dei casi in maniera lieve).

questo danno è maggiore quanto è più duraturo e complicato il travaglio, e quindi la paziente dovrebbe essere adeguatamente seguita da un Medico Ginecologo per tutta la gravidanza, eventualmente pianificando (ove il Medico lo ritenesse opportuno) un parto cesareo.

anche gli sport più faticosi e con carichi eccessivi andrebbero limitati, come ad esempio sollevamento pesi, equitazione e body building in generale.

le donne stitiche dovrebbero essere curate adeguatamente, poiché situazioni di stitichezza cronica portano sempre ad uno sfiancamento eccessivo del pavimento pelvico, compresa la parete retto-vaginale.

queste regole preventive sono considerate il ‘gold standard’ per il rettocele e, se ben attuate, anche se non ne possono eliminare completamente l’insorgenza, possono comunque limitarne il grado di severità.

quando invece il rettocele è ormai sintomatico, non esiste alternativa alla riabilitazione e, in alcuni casi, all’intervento chirurgico.

Cos’è la terapia riabilitativa per il rettocele?

la terapia riabilitativa per il rettocele è richiesta quando il prolasso del retto in vagina è divenuto sintomatico, cioè causa di dolori e fastidi per la paziente.

si basa su una serie di esercizi pelvici specifici (gli esercizi di Kegel), uniti all’elettrostimolazione e al biofeedback.

si tratta di una terapia conservativa che mira non alla risoluzione del rettocele, ma alla diminuzione della pressione intraaddominale e alla ri-tonificazione dei muscoli e delle strutture di supporto del pavimento pelvico.

la terapia riabilitativa per il rettocele viene eseguita con protocolli flessibili e, di solito, modellati sull’esigenza della paziente, che di solito prevedono una prima tranche di sedute intensive, seguita da altra sessione di mantenimento più dilazionata nel tempo.

sebbene non possa curare a monte l’erniazione del rettocele, la terapia riabilitativa, se ben eseguita, consente di ridurre significativamente i sintomi dello stesso, a volte eliminandoli del tutto.

Quando si procede alla terapia chirurgica per il rettocele?

la Chirurgia per il rettocele è riservata esclusivamente ai casi gravi, in cui la riabilitazione non consente di avere benefici rilevabili e concreti.

si ricorre alla Chirurgia, di solito, quando vi è un totale prolasso della parete retto-vaginale, con lacerazione della stessa e, di conseguenza, con la presenza costante di feci in vagina.

l’intervento più comune per riparare chirurgicamente questo danno è quello di colporrafia, che spesso prevede anche l’inserimento di una rete bio-compatibile per il rinforzo della parete ricostruita.

laddove sia presente anche una significativa discesa del perineo, il Chirurgo può optare anche per una contemporanea perineorrafia, che prevede l’accorciamento stesso del perineo prolassato.

Quando ci si dovrebbe rivolgere al Medico nel caso si sospetti di rettocele?

in via generale, è consigliabile che la donna, specie se puerpera e over 50, si rivolga al Medico Proctologo (o alternativamente, al Medico Ginecologo) quando comincia a manifestare problemi di:

  • Incontinenza fecale od urinaria;
  • Dolore durante l’atto della penetrazione;
  • Presenza di residui fecali nella vagina;
  • Difficoltà ad evacuare regolarmente, con obbligatorio ricorso alla rimozione manuale delle feci dal retto;
  • Sensazione di ‘corpo estraneo’ nella vagina;
  • Sanguinamento anale o vaginale dopo la defecazione

questa sintomi, anche se condivisi con altre patologie, devono mettere in guardia la donna, e spingerla ad eseguire al più presto una visita specialistica, proctologica o ginecologica.

Qual’è il Medico a cui rivolgersi in caso di sospetto rettocele?

il Medico competente nella diagnosi del rettocele e in tutte le affezioni del retto e dell’ano è il Medico Proctologo.

il Medico Proctologo, che solitamente è anche un Chirurgo, ha tutte le competenze necessarie per diagnosticare e trattare l rettocele, sia con la terapia riabilitativa che chirurgica.

non di rado, difatti, il Medico Proctologo ha nella sua equipe infermieri, fisioterapisti, massoterapisti e personale tecnico in grado di erogare avanzate terapie riabilitative, sia con esercizi fisici che con l’uso di apparecchi elettromedicali.

alternativamente, anche il Medico Ginecologo è un professionista qualificato per diagnosticare e trattare il rettocele, poiché tale patologia, giocoforza, interessa necessariamente anche le parti anatomiche ginecologiche della paziente.

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Quindi ricorda che...
  • il rettocele è l'erniazione del retto in vagina;
  • si stima che praticamente tutte le donne purpere oltre i 50 anni d'età siano affette da un un rettocele di primo livello, quasi sempre asintomatico;
  • per la gravidanza ed il parto, un rettocele lieve è considerato fisiologico nella donna, e solitamente non richiede trattamenti medici;
  • solo il rettocele sintomatico richiede trattamenti riabilitativi e medici;
  • il rettocele, se sintomatico, può dare diversi sintomi invalidanti per la donna: dall'impossibilità di evacuare correttamente all'impossibilità di avere rapporti sessuali penetrativi;
  • rettoceli di grado medio possono essere ben contenuti con la giusta riabilitazione del pavimento pelvico, tramite fisioterapia ed elettrostimolazione;
  • rettoceli gravi, in cui vi è anche la lacerazione della parete retto-vaginale, solitamente richiedono fisioterapia ed intervento chirurgico correttivo

Avviso deontologico medico
Nota deontologica

La Proctologia, in Italia, non ha ancora una Scuola di Specializzazione riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione.

Non è quindi legalmente possibile riportare l'aggettivo 'specialista' al Medico Proctologo, poiché tale titolo accademico è riservato solo al Medico che, legalmente, ottiene un Diploma di Specializzazione.

Come branca della Medicina, la Proctologia può essere inquadrata come disciplina chirurgica, che può però allargarsi ed intendersi perfezionamento della Gastroenterologia, della Dermatologia, della Chirurgia Vascolare, dell'Oncologia, della Infettivologia e, non ultimo, anche della Ginecologia.

Questo vuol dire che la formazione del Medico che intende definirsi 'Proctologo' è effettuata prevalentemente sul campo, attraverso l'esperienza diretta e i casi clinici affrontati e risolti, nonché del continuo studio ed aggiornamento professionale.

La Dott.ssa Luisella Troyer, iscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Milano, tiene dunque a precisare che ella è un Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Vascolare, e perfezionata poi Proctologo durante il suo trentennale esercizio della professione medica.

Chirurgo Vascolare Proctologo a Milano Dott.ssa Luisella Troyer

Quest'articolo è stato revisionato ed aggiornato dalla Dott.ssa Luisella Troyer il giorno:

domenica 11 febbraio, 2024

La Dott.ssa Luisella Troyer è un Medico Chirurgo, specializzata in Chirurgia Vascolare e perfezionata in Proctologia.

Sin dal suo percorso come specializzanda, la Dottoressa ha avuto a cuore lo studio e la cura delle patologie proctologiche, in particolar modo delle emorroidi e dei prolassi emorroidari.

Ha accumulato, nel corso del suo esercizio come Chirurgo, circa 5000 ore di sala operatoria come primo operatore, di cui circa 120 di emorroidectomia Milligan-Morgan.

È uno dei primi Medici ad aver studiato e sperimentato la terapia con scleromousse per le emorroidi patologiche, che la Dottoressa ha giudicato d'elezione per il trattamento non traumatico dei prolassi emorroidari, con statistiche di risoluzione superiori al 95% e pertanto spesso comparabili con l'accesso chirurgico.

In ogni sua visita proctologica la Dottoressa utilizza, a complemento della valutazione clinica, un moderno videoproctoscopio totalmente digitale, di sua ideazione e realizzazione, in grado di catturare in tempo reale flussi video in alta risoluzione, che compone l'esame specialistico denominato Videoproctoscopia Endoscopica Elettronica.

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