Chirurgia Plastica Mini Invasiva a Milano
Il sangue rosso vivo sulle feci: cause, sintomi e terapia

Chirurgia Plastica Mini Invasiva a Milano

Sangue rosso vivo sulle feci

Perché l'ano sanguina con sangue rosso vivo, e cosa si può fare per curarlo?
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Luisella Troyer - MioDottore.it
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Noti del sangue rosso vivo sulle feci dopo che sei andato di corpo? Spesso questo sangue è accompagnato da bruciore, dolore durante l’espulsione delle feci, sensazione di non essersi svuotati completamente?

L’ematochezia, ovverosia il sanguinamento anale, è sempre il sintomo di una lesione intestinale, solitamente riguardante l’ultima parte del colon, cioè il canale ano-rettale.

Anche se vedere sangue rosso vivo sulle feci o sulla carta igienica spesso terrorizza il paziente, raramente è causato da una patologia maligna.

Leggi questa pagina per scoprire da cosa può essere causata la presenza di sangue rosso vivo sulle feci.

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Cos’è l’ematochezia?

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In Medicina, in particolare nella Colonproctologia, per ematochezia s’intende l’emissione di sangue dall’ano, che può direttamente gocciolare dall’orifizio oppure macchiare le feci.

Si tratta di un sintomo di una lesione alla mucosa intestinale, ovverosia il colon.

Tale lesione può essere di varia natura e in qualsiasi parte dell’intestino, ma solitamente è localizzata nell’ultimo tratto, cioè il canale ano-rettale.

Sebbene l’ematochezia possa essere anche il sintomo (solitamente tardivo) di un tumore al colon, nella maggioranza dei casi è imputabile a lesioni benigne del tratto ano-rettale, quali prolassi emorroidari e ragadi anali.

Cos’è la ragade anale?

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una ragade anale 'fresca', vista all'esame di videoproctoscopia

La ragade anale è una lesione (ferita) del canale anale, che ha caratteristiche ulcerative.

Esattamente come una piaga, la cicatrizzazione della ragade risulta estremamente lenta, e in qualche caso totalmente assente, divenendo dunque un’ulcera cronica.

Il canale anale si può ferire per molti motivi: per l’emissione di feci particolarmente dure e secche, per un rapporto sessuale o auto-erotismo anale, per episodi ricorrenti di diarrea, con la produzione di feci acidificate che lesionano la delicata mucosa anale.

Solitamente, la causa primaria della ragade è proprio la stipsi cronica, che fa evacuare al paziente feci molto dure, spesso dalla consistenza ‘caprina’, che facilmente lesionano il canale anale.

La ragade è una ferita sempre verticale, e parallela alle naturali plissettature dell’orifizio anale.

All’esame proctoscopico, se di formazione recente, appare sanguinante, più o meno profonda, con margini morbidi e vascolarizzati.

Se invece già in essere da molto tempo, i margini della lesione appaiono fibrotici, mentre il fondo appare biancastro, coperto da tessuto di granulazione sotto il quale spesso si può intravedere la fibra muscolare dello sfintere.

Essendo una vera e propria ferita, la ragade anale duole e sanguina la passaggio delle feci, specie se particolarmente dure.

Il sanguinamento che provoca, accompagnato spesso da intenso bruciore e dolorabilità, che si può propagare anche diverse ore dopo la defecazione, è rosso vivo, e può accumularsi sotto forma di striature sulle feci oppure gocciolare direttamente dall’ano.

Consigli proctologici

La mucosa anale è una parte del corpo estremamente delicata.

Parte continua del colon, da cui eredita gli stessi tessuti, è naturalmente portata all'assorbimento dei liquidi, ma non avendo uno strato epiteliale, come ad esempio la cute, si può lacerare con estrema facilità.

A volte, basta un singolo episodio di stipsi per lacerare il canale anale che, sanguinando, macchia sia le feci che la carta igienica.

Perché la ragade non guarisce e si cronicizza?

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Fortunatamente, solo una piccola parte delle lesioni anali diventa una ragade.

La maggioranza delle ferite si risolve spontaneamente, senza degenerare in un’ulcera.

La formazione di una ragade e la sua cronicizzazione è un mix di eventi scatenanti e fattori fisiologici, tra cui il più importante è il tono del muscolo sfintere interno, cioè la sua capacità di contrarsi con una data forza pressoria.

Un ipertono dello sfintere è il motivo principale per cui la ferita anale non guarisce: contraendosi involontariamente sotto forma di spasmi, causati dallo stimolo della lesione stessa, lo sfintere ipertonico peggiora la vascolarizzazione, e di conseguenza l’ossigenazione della ragade.

Che dunque, senza ossigeno, non guarisce.

Questo circolo vizioso si auto-sostiene, facendo dunque diventare la ragade una lesione cronica ed estremamente dolorosa.

Solo una piccola parte delle ragadi, statisticamente, diviene una lesione cronica che ha bisogno di cure mediche o chirurgiche: la maggioranza delle lesioni, seppure in un tempo più o meno lungo, guarisce spontaneamente.

Cosa si può fare per far guarire una ragade?

La terapia della ragade è dettata dall’accertamento dell’ipertono sfinteriale, nonché della valutazione della qualità del suo tessuto.

Ragadi ‘fresche’, cioè dai margini non ancora fibrotizzati e capaci di guarire spontaneamente, possono essere trattate con l’adeguata terapia medica, nonché con la giusta alimentazione.

La terapia in questi casi è topica, e si basa sull’applicazione di creme cicatrizzanti e, eventualmente, la riduzione dell’ipertono sfinteriale con l’uso dei nuovi e molto efficaci dilatatori termici.

L’alimentazione è di estrema importanza durante la terapia medica: è imperativo tenere le feci morbide e facili da evacuare, poiché feci troppo dure lacerano la ragade, infiammando la lesione ancora di più e ritardando dunque la guarigione.

Nel caso che la ragade sia invece cronicizzata da molto tempo, e che i suoi margini siano diventati ormai fibrotici, con un fondo granulare che non permette più il passaggio del sangue e la cicatrizzazione, il ricorso alla Chirurgia è necessario.

L’intervento di asportazione della ragade è chiamato fissurectomia, e consiste nell’escissione di tutta la ragade e parte del tessuto sano a contorno (margine di sicurezza), con la creazione di una nuova ferita ‘sana’ che, auspicabilmente, potrà rimarginare.

In presenza di ipertono dello sfintere accertato e non riducibile, alla fissurectomia può essere associata anche una resezione controllata del muscolo chiamata sfinterectomia, necessaria per abbassare l’iperpressione che non permette la giusta vascolarizzazione della ragade.

Come si diagnostica una ragade anale?

La diagnosi della ragade anale è clinica, ed è effettuata per mezzo della visita proctologica, con la necessaria proctoscopia.

Se il Medico Proctologo utilizza un moderno videoproctoscopio, la ragade anale viene diagnosticata con facilità dalla telecamera, che serve anche a valutare il suo stato tissutale (se con margini freschi o fibrotici).

Consigli proctologici

Statisticamente, vi sono molte più probabilità che il sangue rosso vivo sulle feci sia dovuto a un prolasso emorroidario, oppure ad una lieve congestione delle emorroidi, piuttosto che un carcinoma al colon.

Ecco perché non devi spaventarti se noti delle tracce di sangue sulle feci dopo essere andato al bagno, ma devi subito prenotare una visita specialistica proctologica.

Quindi il sangue rosso vivo sulle feci può essere causato da una ragade?

Sì, il sanguinamento anale e le tracce di sangue rosso vivo sulle feci possono essere causati da una ragade anale.

Questo perché, durante l'evacuazione, le feci sfregano la lesione (specie se particolarmente dure), inducendola quindi al sanguinamento.

Anche l'eventuale bruciore e dolore che il paziente prova sono causati dallo sfregamento delle feci, cariche di batteri, sulla ferita aperta che è per l'appunto la ragade.

Le emorroidi patologiche e il prolasso emorroidario

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emorroidi di ii grado viste all'esame del videoproctoscopio

Le emorroidi sono dei cuscinetti artero-venosi, cioè formati da vene ed arterie unite tra di loro, presenti normalmente nel nostro canale anale.

Vi sono tre plessi emorroidari principali (anteriore destro, posteriore destro e laterale sinistro), più due più piccini secondari.

Il compito di questi plessi anatomici è quello di vascolarizzare l’orifizio anale e, in misura minore, contribuire alla continenza fecale.

In condizioni di normalità le emorroidi non danno alcun problema, e non sono neppure percepite dal soggetto.

Per via di diversi fattori scatenanti, però, a volte le emorroidi estrudono dalla loro posizione anatomica originaria, prolassando e divenendo dunque congeste, a volte talmente tanto da fuoriuscire dal canale anale stesso.

Solo in quel caso si parla di prolasso emorroidario o patologia emorroidaria.

Perché le emorroidi si gonfiano ed estrudono dal canale anale?

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emorroidi di ii grado congeste ed infiammate

Una spiegazione universalmente accettata dalla Medicina sulle origini esatte del prolasso emorroidario non è ancora stata trovata.

Si sospettano però due cause principali, non necessariamente in contrasto tra di loro:

  • La teoria emodinamica, che ipotizza l’espansione delle emorroidi come una naturale conseguenza dell’iper-afflusso sanguigno, dovuto a sua volta all’aumento della pressione intraaddominale;
  • La teoria meccanica, che ipotizza un naturale degrado, dovuto all’età, della presenza di collagene e l’indebolimento non solo dell’endotelio delle emorroidi, ma anche della struttura generale della mucosa anale

Come detto poco in alto, le due teorie possono coesistere, e la patologia emorroidaria può essere una conseguenza di entrambe le problematiche.

A corredo di queste due ipotesi primarie del prolasso emorroidario, vi è una lunga serie di concause e fattori scatenanti, alcuni di essi ormai da tempo accertati dalla Medicina, quali:

  • La stipsi cronica;
  • La gravidanza e il parto;
  • Alcuni lavori particolarmente usuranti;
  • Alcuni tipi di sport;
  • Episodi di diarrea cronici

Quali sintomi danno le emorroidi patologiche?

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il sanguinamento, con bruciore e prurito anale sono sintomi comuni delle emorroidi infiammate e prolassate

Il sintomo più evidente delle emorroidi prolassate è il sanguinamento anale, causato dalla lacerazione delle emorroidi al passaggio delle feci.

Spesso tale sanguinamento, che si presenta come rosso vivo, oltre che a macchiare le feci e la carta igienica causa anche bruciore e dolore, dato dallo sfregamento delle feci (cariche di batteri) sulle lesioni delle emorroidi.

La vista di sangue rosso vivo sulle feci spaventa il paziente, anzi spesso lo terrorizza, poiché pensa di essere affetto da un tumore al colon.

Al sanguinamento e al bruciore si possono associare, specie negli stadi più avanzati del prolasso, un senso di perenne congestione dell’ano, la sensazione di non scaricare mai del tutto le feci (tenesmo) e, complicanza molto dolorosa, la formazione di un trombo emorroidario, causato da un coagulo del sangue ristagnante nelle emorroidi.

C’è una scala di gravità delle emorroidi?

Sì, convenzionalmente le emorroidi patologiche sono suddivise su una scala di quattro gradi di severità, basati essenzialmente sul volume del prolasso:

Emorroidi di I grado

Il prolasso è lieve, e le emorroidi rimangono interne al canale anale, non essendo visibile esternamente.

Vengono rilevate solo dall’esame della videoproctoscopia, ma possono comunque striare le feci di sangue rosso vivo;

Emorroidi di II grado

Il prolasso emorroidario è visibile esternamente durante il ponzamento (l’atto di spingere per evacuare le feci), ma rientrano subito dopo nel canale anale, autonomamente.

Possono sanguinare di rosso vivo e macchiare le feci, nonché bruciare se lesionate.

Possono cominciare a formarsi dolorosi trombi emorroidari, che spingono il paziente a ricorrere a cure mediche urgenti;

Emorroidi di III grado

Il prolasso emorroidario è consistente, e le emorroidi estrudono dal canale anale ma possono ritornare in posizione se riposizionate manualmente.

Sanguinamenti, dolore e senso di bruciore sono abbastanza frequenti durante l’evacuazione, e diventano talmente consistenti da far rivolgere il paziente, dopo anni di attesa, dallo specialista;

Emorroidi di IV grado

Il prolasso emorroidario è grave, e fa estrudere permanentemente le emorroidi fuori dal canale anale.

Il sanguinamento e il bruciore delle emorroidi è pressoché giornaliero, e il prolasso irriducibile aumenta il rischio di dermatiti e dolorosi trombi emorroidari

Come si possono curare le emorroidi?

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la scleroterapia è il trattamento medico moderno d'elezione per le emorroidi patologiche

La terapia per le emorroidi è direttamente proporzionale al loro stato di severità.

Emorroidi di stadio lieve, quindi I o II stadio, possono essere curate con la terapia conservativa, poiché il danneggiamento dei tessuti e il loro sfiancamento dovuto all’iper-pressione sanguigna sono ancora reversibili.

La terapia mira a modificare la dieta del paziente, assicurando quindi un alvo morbido e regolare, nonché prodotti topici sfiammanti ed emollienti, in grado di favorire il riassorbimento del prolasso emorroidario (e della mucosa sopra adiacente).

Nelle emorroidi di II stadio, il trattamento più essere potenziato enormemente ricorrendo alla terapia con scleromousse, che assicura nella quasi totalità dei casi (oltre il 95%) la regressione completa del prolasso emorroidario.

La terapia è completata con la prescrizione di flebotonici e i moderni integratori ai flavonoidi, estremamente efficaci.

Le emorroidi di stadio severo, cioè dal III grado in poi, necessitano sempre di cure mediche più incisive.

Gli interventi di mini-chirurgia ambulatoriale, ad esempio la tecnica HeLP o la crioterapia, si sono rivelati, nel tempo, essenzialmente poco utili.

Non risolvendo la causa principale del prolasso, cioè l’approvvigionamento diretto dall’arteria che alimenta le emorroidi, le tecniche mini-invasive hanno un alto tasso di recidiva, e si dimostrano poco efficaci in casi di prolasso avanzato.

La tecnica chirurgica d’elezione per le emorroidi di alto grado è l’emorroidectomia secondo Milligan-Morgan, cioè l’escissione totale di tutti e tre i plessi emorroidari.

Viene effettuata in anestesia generale, e prevede la legatura del gavocciolo arterioso con la resezione dei plessi emorroidari, che non vengono suturati ma solo medicati.

La guarigione avviene dunque per seconda intenzione, e risulta molto lunga (circa tre mesi), con un post operatorio non del tutto agevole per il paziente: dolori e bruciori durante l’evacuazione sono una conseguenza inevitabile dell’intervento, che sono placati solo parzialmente dal ricorso agli antidolorifici.

Negli ultimi anni, compresa l’efficacia ma l’inevitabile invasività della tecnica Milligan-Morgan, la Medicina ha sviluppato una terapia para-chirurgica alternativa, che si è dimostrata quasi eguale, per guarigioni statistiche, all’intervento in sala.

Si tratta della terapia sclerosante con scleromousse stabilizzata ad aria sterilizzata: una tecnica d’intervento non invasiva, eseguibile ambulatorialmente, che non comporta dolori post-trattamento al paziente.

Si basa sull’inoculazione direttamente nel gavocciolo emorroidario di una mousse composta da polidocanolo e aria sterile, miscelati con speciali pompe mediche che stabilizzano l’emulsione.

Questa mousse, iniettata nelle emorroidi, si aggrappa al loro endotelio e ne provoca una sclerosi chimica, facendole regredire e chiudere.

La terapia viene effettuata senza preparazione e direttamente in ambulatorio, e non è dolorosa per il paziente, che può tornare alle normali attività lavorative e sportive già da subito.

Il protocollo standard prevede tre somministrazioni di scleromousse, erogare a circa 20 giorni di distanza l’una dall’altra.

I risultati statistici di questo trattamento sono sorprendenti: la percentuale di pazienti guariti è superiore al 95%, un numero che è molto simile a quello dei risultati dell’emorroidectomia.

Il trattamento di scleromousse può essere eseguito su emorroidi di grado II, III e anche IV, e congiuntamente alla retrazione del prolasso, si assiste anche alla riduzione della mucosa anale, risparmiando al paziente la prolassectomia chirurgica.

Consigli proctologici

Anche la condilomatosi anale, ossia l'insorgenza delle verruche anali note come condilomi, dovute all'infezione del virus HPV (Human Papilloma Virus) può portare al sanguinamento anale.

Quindi il sanguinamento rosso vivo sulle feci può essere causato dalle emorroidi patologiche?

Sì, certo: anzi, statisticamente, sono proprio le emorroidi patologiche che risultano essere la prima causa del sanguinamento anale, con emissione di feci striate da sangue rosso vivo.

La diverticolite può portare al sanguinamento rosso vivo sulle feci?

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i diverticoli sono delle estrusioni sacciformi del colon, non necessariamente patologiche, ma che possono infiammarsi ed infettarsi

Sì, la diverticolite, ossia l’infiammazione o l’infezione dei diverticoli (delle piccole sacche intestinali, congenite o acquisite col tempo e non necessariamente patologiche), può portare al sanguinamento rosso vivo sulle feci.

Anzi, questo sintomo spesso è associato proprio al picco dell’infiammazione, che solitamente risulta molto dolorosa per il paziente.

In casi estremi, che richiedono immediato ricovero ospedaliero, il sanguinamento è così copioso che supera l’ematochezia per diventare rettoragia, cioè una vera e propria emorragia rettale.

Ma il tumore del colon e del retto può portare al sanguinamento rosso vivo sulle feci?

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il sanguinamento anale non è necessariamente collegato al tumore del retto, sebbene sia un suo sintomo possibile

Sì, il carcinoma del colon e del retto può ovviamente portare come sintomatologia anche il sanguinamento anale, ma solitamente questo succede ad una stadiazione già molto avanzata del tumore.

Purtroppo, il sintomo più tremendo del tumore del colon non è il sanguinamento anale, bensì… La totale mancanza di sintomi.

Uno dei problemi che rendono il tumore del colon molto insidioso è proprio che, solitamente, non da alcun sintomo, almeno sino alla sua fase finale, quando è già molto complicato intervenire.

La maggioranza dei casi di sangue rosso vivo sulle feci è dovuta a patologie benigne, come le emorroidi patologiche oppure una ragade anale.

Ecco perché, dopo i 50 anni d’età, la buona prevenzione è fondamentale, per prendere per tempo un ipotetico carcinoma intestinale.

E tale prevenzione è basata sull’esame della videocolonscopia, unito ad una visita colonproctologica.

Cosa devo fare se vedo del sangue rosso vivo sulle feci?

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se trovi tracce di sangue su feci e carta igienica, rimani calmo: il più delle volte, è sintomo di una lesione totalmente benigna

In primo luogo, rimani calmo.

Statisticamente, se vedi del sangue rosso vivo sulle feci, oppure sulla carta igienica, è molto probabile che esso sia causato da una lesione totalmente benigna del canale ano-rettale.

Quasi sempre, questa lesione riguarda un prolasso emorroidario, oppure una ragade anale.

In ogni caso, sebbene vi sia una certa percentuale di possibilità che non si possono escludere a priori, non è dipesa da un tumore.

Quello che devi fare, dunque, è rimanere calmo e non farti perdere dal panico: per prima cosa, bisogna stabilire da cosa è causato il sanguinamento.

Questo è possibile farlo esclusivamente ricorrendo alla visita specialistica proctologica, comprensiva di esame di Videoproctoscopia Endoscopica Elettronica.

Solo il Medico Proctologo, dotato di videoproctoscopio in alta definizione, può dirti l’origine del sanguinamento, eventualmente prescrivendoti altri esami specialistici (tipo la videocolonscopia).

In ogni caso, ricorda che tutte le lesioni intestinali hanno sempre un’origine certa e definita.

E proprio tale origine è la causa del sanguinamento, che deve essere indagato con una visita specialistica.

Non farti dunque prendere dal panico, e contatta invece un Medico Proctologo di tua fiducia, o trovane uno online che ti ispira particolare fiducia.

Consigli proctologici

Solitamente, il sangue rosso vivo su carta igienica e feci, notato subito dopo la defecazione, indica una lesione al basso colon, solitamente al retto o all'ano.

Differentemente, presenza di sangue molto scuro potrebbe indicare una lesione all'alto colon (quindi cieco, ascendente o trasverso), che risulta in un'ematochezia più scura per via della digestione stessa del sangue che transita nell'intestino.

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Quindi ricorda che...
  • l'ematochezia è il sanguinamento dall'ano durante o poco dopo l'evacuazione;
  • quando l'ematochezia è consistente, prende il nome di rettoragia;
  • il sanguinamento anale è sempre il sintomo di una lesione intestinale;
  • la maggior parte degli episodi di sanguinamento anale sono dovuti alle emorroidi patologiche oppure ad una ragade anale;
  • spesso il paziente si terrorizza quando vede tracce di sangue rosso vivo sulle feci, ma solo raramente esso è il sintomo di un cancro al colon;
  • il sintomo più tremendo del tumore al colon non è il sanguinamento anale (presente generalmente solo nelle fasi avanzate della patologia), ma l'assenza di sintomi, che non permette il ricorso tempestivo alle cure;
  • anche la diverticolite, cioè l'infiammazione dei diverticoli, può portare ad episodi di sanguinamento anale;
  • severe proctiti, cioè infiammazioni del retto e dell'ano, possono lacerare la mucosa, portando a episodi di sangue rosso vivo sulle feci;
  • non devi spaventarti se noti del sangue rosso vivo sulle feci, ma devi contattare subito un medico proctologo ed eseguire una visita proctologica specialistica

Avviso deontologico medico
Nota deontologica

La Proctologia, in Italia, non ha ancora una Scuola di Specializzazione riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione.

Non è quindi legalmente possibile riportare l'aggettivo 'specialista' al Medico Proctologo, poiché tale titolo accademico è riservato solo al Medico che, legalmente, ottiene un Diploma di Specializzazione.

Come branca della Medicina, la Proctologia può essere inquadrata come disciplina chirurgica, che può però allargarsi ed intendersi perfezionamento della Gastroenterologia, della Dermatologia, della Chirurgia Vascolare, dell'Oncologia, della Infettivologia e, non ultimo, anche della Ginecologia.

Questo vuol dire che la formazione del Medico che intende definirsi 'Proctologo' è effettuata prevalentemente sul campo, attraverso l'esperienza diretta e i casi clinici affrontati e risolti, nonché del continuo studio ed aggiornamento professionale.

La Dott.ssa Luisella Troyer, iscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Milano, tiene dunque a precisare che ella è un Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Vascolare, e perfezionata poi Proctologo durante il suo trentennale esercizio della professione medica.

Chirurgo Vascolare Proctologo a Milano Dott.ssa Luisella Troyer

Quest'articolo è stato revisionato ed aggiornato dalla Dott.ssa Luisella Troyer il giorno:

domenica 11 febbraio, 2024

La Dott.ssa Luisella Troyer è un Medico Chirurgo, specializzata in Chirurgia Vascolare e perfezionata in Proctologia.

Sin dal suo percorso come specializzanda, la Dottoressa ha avuto a cuore lo studio e la cura delle patologie proctologiche, in particolar modo delle emorroidi e dei prolassi emorroidari.

Ha accumulato, nel corso del suo esercizio come Chirurgo, circa 5000 ore di sala operatoria come primo operatore, di cui circa 120 di emorroidectomia Milligan-Morgan.

È uno dei primi Medici ad aver studiato e sperimentato la terapia con scleromousse per le emorroidi patologiche, che la Dottoressa ha giudicato d'elezione per il trattamento non traumatico dei prolassi emorroidari, con statistiche di risoluzione superiori al 95% e pertanto spesso comparabili con l'accesso chirurgico.

In ogni sua visita proctologica la Dottoressa utilizza, a complemento della valutazione clinica, un moderno videoproctoscopio totalmente digitale, di sua ideazione e realizzazione, in grado di catturare in tempo reale flussi video in alta risoluzione, che compone l'esame specialistico denominato Videoproctoscopia Endoscopica Elettronica.

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