Chirurgia Plastica Mini Invasiva a Milano
Lo screening del tumore del retto a Milano

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Lo screening del tumore del retto

L'esame in grado di diagnosticare preocemente polipi e tumori del canale ano-rettale
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Luisella Troyer - MioDottore.it
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C’è un tumore che, da solo, rappresenta il 10% di tutti i tumori diagnosticati nel mondo e, tra gli uomini, è il secondo tumore assoluto dopo quello della prostata, mentre nelle donne è secondo solo al carcinoma della mammella.

Il tumore dell’intestino, chiamato anche carcinoma del colon-retto è un tumore subdolo, estremamente pericoloso poiché raramente dà sintomi evidenti, se non nelle fasi finali della sua stadiazione.

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Ecco perché è importante eseguire, dopo una certa fase della vita, controlli di screening regolari, gli unici che possono veramente fare la differenza in materia di prevenzione e, in finale, di preservazione della vita.

A livello statistico, sebbene l’intestino sia comunque un singolo organo, c’è una certa differenziazione tra tumori del colon e tumori del retto, poiché i due tipi di carcinomi hanno delle differenze non indifferenti sia a livello di clinica che, non di meno, di degenerazione cellulare.

Leggi questa pagina per scoprire che cos’è il tumore del retto, i suoi sintomi, da cosa origina e cos’è lo screening preventivo che può diagnosticarlo precocemente.

Che cos’è il tumore del retto?

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Il tumore o carcinoma del retto è una neoplasia di origine maligna, che si manifesta nell’ultima parte dell’intestino crasso, cioè il canale ano-rettale.

Anche se il tumore del colon in generale è il secondo tumore in assoluto più comune al mondo, sia per uomini che per donne, il tumore del retto ricopre una statistica minoritaria nei tumori del colon, circa 1/3 di tutti i casi clinici noti.

Consigli proctologici

Tra tutti i casi di tumore dell'intestino in generale, il tumore del retto ha la statistica minoritaria.

Difatti, si stima che solo 1/3 di tutti i tumori intestinali siano localizzati nel canale ano-rettale.

Il restante, cioè i 2/3 dei casi, sono tumori del colon, in particolare della sua parte discendente e del sigma.

Da cosa è causato il tumore del retto?

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Il tumore del retto si genera direttamente dalla mucosa ano-rettale, in maggior misura da un adenoma (un polipo) della stessa.

Non tutti i polipi degenerano poi in una neoplasia maligna: il potenziale oncologico varia in base a diversi fattori, tra cui la dimensione dell’adenoma e la sua particolare conformazione cellulare (l’istologia delle cellule che lo formano).

Generalmente, la trasformazione di un polipo ano-rettale in cancro è un processo che richiede molto tempo, solitamente anni.

I motivi specifici della formazione degli adenomi non sono noti alla Medicina, ma si sospetta, non dissimilmente da altre neoplasie, che le malformazioni riproduttive delle cellule della mucosa siano dipese dal naturale invecchiamento e il degrado della replicazione cellulare e da fattori ereditari.

Anche gli stili di vita, soprattutto l’alimentazione, possono giocare un ruolo di fattore scatenante del tumore del retto.

Diete troppo ricche di cibi irritanti, o comunque cibi che infiammano e irritano in continuazione la delicata mucosa ano-rettale, forzano il corpo a rigenerare con più velocità e in maggior misura le cellule intestinali, aumentando quindi il rischio che, specie nella fase adulta della vita, una di loro ‘impazzisca’, iniziando la replicazione maligna o comunque dando origine ad un adenoma.

C’è una preferenza d’età per il tumore del retto?

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Il tumore del retto, come del retto anche quello dell’intestino, colpisce prevalentemente i soggetti, sia maschi che femmine, dopo i 50 anni.

I motivi di quest’insorgenza nell’età adulta della vita non sono ancora noti alla Medicina, ma si suppone che siano dipesi, in linea generale, dalla nota degenerazione dei telomeri dei cromosomi che, con il naturale invecchiamento fisiologico, si degradano e hanno più probabilità di replicare cellule con un DNA difettato.

A ciò, si può aggiungere una percentuale, minoritaria seppur significativa, di pazienti anche under 50, ma con casi noti di carcinoma del retto in famiglia.

Quindi, anche in questo genere di tumore, esiste il pericolo dell’ereditarietà familiare.

Anche se non è noto il perché alla scienza, il tumore del retto si accanisce maggiormente contro i soggetti maschi rispetto alle femmine, con un rapporto di 2 a 1.

Quali sono i sintomi del tumore del retto?

Proctologo in centro a Milano

polipi del retto

Il tumore del retto è un cancro davvero subdolo, poiché risulta nella maggior parte dei casi asintomatico almeno nelle sue fasi iniziali.

Quando appare la sintomatologia, è quasi sempre indice di uno stadio molto avanzato del tumore.

Ciò rende di estrema importanza lo screening preventivo, poiché è l’unico esame che può stabilire o meno la presenza del tumore del retto nelle sue fasi iniziali.

Premesso ciò, i sintomi possibili della presenza di un tumore del retto possono essere:

  • Ematochezia e rettoragia, cioè la perdita di sangue dall’ano, a macchie o copiosa, solitamente dopo l’evacuazione (ma che può presentarsi anche spontaneamente);
  • Diarrea o stitichezza cronica, progressive e peggiorative, che prima non erano presenti nel paziente;
  • Feci cronicamente mal formate;
  • Sensazione di corpo estraneo nell’ano;
  • Prostatite, cioè infiammazione della prostata (ghiandola attigua al retto);
  • Tenesmo intestinale, cioè la sensazione di non aver del tutto evacuato anche poco dopo la defecazione;
  • Anemia

Val bene ripetere che, però, il sintomo più temibile del tumore del retto è proprio l’assenza di sintomatologia, seppur in presenza di una costante espansione tumorale.

Come si diagnostica il tumore del retto?

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Il tumore del retto prevede, per la sua diagnosi, l’obbligatorio esame videografico di tutto il canale rettale.

Tale esame è effettuato con una proctoscopia, eseguita con una videocamera che ispeziona tutto il canale ano-rettale, dall’ampolla rettale - prossima alla congiunzione col sigma - sino all’orifizio anale.

In caso di conferma visiva della presenza tumorale, è d’obbligo eseguire anche una biopsia dei tessuti, prelevando un campione della mucosa durante l’esame.

La stadiazione del tumore è effettuata con l’indispensabile esame della TC pelvica ed addominale, a cui il Medico può associare anche una RM pelvica, utile soprattutto per i tumori del basso retto, cioè particolarmente vicini al canale anale.

Che cos’è lo screening del tumore del retto?

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Lo screening del tumore del retto è un esame non invasivo, che permette al Chirurgo Proctologo di valutare la presenza o meno di neo-formazioni, sia tumorali che adenomatose, nel canale ano-rettale.

Assieme allo screening del tumore del colon, che condivide la stessa procedura d’ispezione ma che utilizza un differente esame, più invasivo (la colonscopia), lo screening del tumore del retto è un esame considerato ‘salvavita’, poiché è l’unico che riesce a stabilire la presenza di un carcinoma nella zona ano-rettale con precisione, anche in assenza di sintomatologia.

L’esame di screening è un esame visivo ed operatore dipendente: viene eseguito da un Medico con forti competenze ed esperienza in Colon-Proctologia - la branca della Medicina che studia e cura le patologie dell’intestino e dell’ultimo tratto, il retto - ed è un esame consigliato a tutti i soggetti, anche in apparente salute, che hanno superato i 50 anni.

Lo screening del tumore del retto è differente dallo screening per il tumore dell’intestino: anche se l’obiettivo dei due esami è il medesimo, ovvero ricercare l’eventuale presenza di una neoformazione tumorale o che possa diventare tale, il campo d’azione è diverso.

Difatti, lo screening del tumore intestinale riguarda tutto il colon, cioè dall’orifizio anale al cieco, dove l’intestino crasso si congiunge, grazie alla valvola ileocecale, all’ileo dell’intestino tenue.

Lo screening del tumore del retto invece analizza specificatamente il canale ano-rettale, cioè dall’orifizio anale sino all’ampolla rettale (circa 12-13 cm di lunghezza media).

Lo screening del tumore del retto è differente dall’esame del sangue occulto delle feci, che spesso è consigliato come screening generale per il tumore del colon: esso è un esame videografico preciso e specifico, focalizzato esclusivamente sul canale ano-rettale.

Come viene eseguito lo screening del tumore del retto?

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L’esame di screening del tumore del retto viene eseguito mediante una sonda video, in alta definizione, inserita in un tubo proctoscopico di 130mm.

Il tubo è inserito dall’operatore senza dolore per il paziente, grazie a specifiche manovre respiratorie e all’uso di particolari pomate lubrificanti e contenenti un poco di anestetico locale.

Il canale ano-rettale viene poi illuminato da una fonte luce, oggigiorno a LED, e viene allargato e disteso per mezzo dell’insufflaggio di aria.

L’esame viene eseguito per via retrograda, cioè partendo dall’ampolla rettale sino all’orifizio anale, e dura circa 10 minuti.

Il Medico operatore, coadiuvato dal tecnico specializzato, registra a video tutto l’esame, alla ricerca di polipi o formazioni tumorali presenti nel canale ano-rettale, e vede in tempo reale l’ispezione sullo schermo operatorio, collegato ad un computer.

Le moderne videocamere possono raggiungere risoluzioni avanzate, superiori ai 1080p, con ingrandimenti anche superiori ai 20x.

Ciò consente al Medico di avere la massima precisione dei dettagli, anche piccolissimi, come ad esempio piccoli polipi anche inferiori a 1mm.

In caso di rilievo di formazione sospetta, ad esempio un polipo, il Medico può intervenire per rimuoverla tramite appositi strumenti operatori, direttamente facendoli passare nel tubo proctoscopico.

I software moderni di elaborazione permettono al Medico non solo di registrare l’esame in formato digitale, ma di estrapolare singoli frame, da includere poi nel referto finale per il paziente.

Consigli proctologici

Statisticamente, la maggior parte degli episodi di ematochezia (macchie di sangue su feci e carta igienica) oppure rettoragia, cioè perdita copiosa di sangue dal retto, sono dipesi non da neoplasie, ma da patologie benigne.

Tali patologie sono soprattutto dovute al prolasso emorroidario, cioè le emorroidi patologiche, oppure le ragade anali.

Ciò comunque non deve far dormire sugli allori e non considerare l'importanza fondamentale dello screening del tumore del colon-retto, obbligatoria per tutti dopo i 50 anni d'età.

Lo screening del tumore del retto è la ricerca di sangue occulto nelle feci?

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No, lo screening del tumore del retto è un esame videografico, che ispeziona cioè visivamente il canale ano-rettale.

La ricerca di sangue occulto nelle feci è un esame invece di laboratorio, dove le feci del paziente vengono analizzate al microscopio alla ricerca, per l’appunto, di tracce ematiche, che potrebbero essere dovute alla presenza di lesioni intestinali.

L’esame del sangue occulto nelle feci non è di conferma diagnostica: è un esame che, se positivo, può indirizzare il Medico all’indagine ulteriore per il paziente, ma che, da solo, non da certezza della presenza di una lesione tumorale.

L’esame del sangue occulto nelle feci è intrinsecamente fallace, poiché va alla ricerca di qualsiasi traccia di sangue, anche proveniente da formazioni benigne, quali ad esempio ragadi od emorroidi.

Non è infatti consigliato per pazienti con già nota patologia emorroidaria, con già diagnosticate ragade anali, con frequenti e note diverticoliti o con croniche patologie intestinali auto-immuni, come ad esempio la malattia di Crohn oppure la rettocolite ulcerosa.

Anche pazienti con diarrea cronica o stipsi ostinata, causate dalla sindrome del colon irritabile o da una stitichezza mai curata, possono avere esito di falso positivo all’esame del sangue occulto nelle feci.

Va ricordato che, statisticamente, gran parte degli episodi rilevati di sangue occulto nelle feci è imputabile a formazioni benigne, come emorroidi patologiche o ragadi e, sebbene l’esame sia comunque assolutamente utile per i pazienti over 50, la sua positività non deve comunque dare origine a precoci preoccupazioni.

Lo screening del tumore del retto è equivalente alla colonscopia?

No, lo screening del tumore del retto è un esame visivo diretto esclusivamente dell’ultima parte dell’intestino, cioè del canale ano-rettale.

Viene effettuato mediante una Videoproctoscopia Endoscopica Elettronica, e non mediante un videocolonscopio.

La videocolonscopia è un esame similare, ma completo di tutto l’intestino crasso, dall’orifizio anale sino al cieco.

Questo esame è l’esame d’elezione per lo screening del tumore del colon, e viene proposto - per il suo costo e per la sua preparazione, poco agevole per il paziente - solitamente dopo la positività all’esame di sangue occulto nelle feci.

Purtroppo in Italia, spesso per risparmiare, le campagne di screening del tumore del colon-retto proposte dalle ASL regionali propongono protocolli non del tutto convenienti per il paziente, che prevedono la colonscopia come esame d’elezione per qualsiasi positività al sangue occulto nelle feci.

Si potrebbero invece risparmiare molti soldi, e dare un servizio migliore al paziente, eseguendo prima un esame di proctoscopia digitale, per valutare se le tracce di sangue rilevate nelle feci non siano imputabili, invece, ad un più comune prolasso emorroidario o la presenza di una ragade.

Quando è bene eseguire lo screening per il tumore del retto?

Lo screening per il tumore del retto può essere consigliato come esame di buona prevenzione a tutti i soggetti dopo il 50° anno d’età od anche prima, se il famiglia vi sono stati casi accertati di tumore del retto.

Lo screening del tumore del retto non è alternativo allo screening del tumore del colon, che invece richiede, per la diagnosi precisa, una videocolonscopia.

Può invece essere un esame utile in caso di positività all’esame di sangue occulto nelle feci prima di eseguire una colonscopia, per accertare se la presenza ematica nell’alvo sia dovuta a problemi benigni, come ad esempio le emorroidi patologiche mai diagnosticate, e non necessariamente ad un tumore.

Sono risultato positivo all’esame di sangue occulto nelle feci, è bene eseguire lo screening del tumore del retto?

Statisticamente, la maggior parte dei casi di ematochezia, cioè perdita di sangue dall’ano, sono imputabili a patologie benigne, quali le emorroidi patologiche.

I protocolli ASL attualmente usati in Italia, essenzialmente per motivi di risparmio economico, basano la prevenzione del tumore del colon-retto sull’accoppiata analisi del sangue occulto nelle feci e colonscopia, eventualmente prescritta dopo la positività al primo esame.

Sebbene la colonscopia sia un esame video completo, che può anche diagnosticare polipi del retto o condizioni patologiche dello stesso, è un esame invasivo e costoso, per le risorse pubbliche.

Molti casi di presenza di sangue occulto nelle feci, all’esame di videocolonscopia si rivelano essere causati da condizioni benigne, come ad esempio proctiti, infiammazioni intestinali, emorroidi patologiche e ragadi ano-rettali.

Secondo questa statistica, se viene rilevata la presenza di sangue occulto nelle feci, è bene dapprima dunque eseguire uno screening localizzato al canale ano-rettale, come primo esame d’elezione.

Se esso risulta negativo, in assenza di lesioni che giustifichino la presenza di sangue occulto nelle feci, è d’obbligo poi procedere al più invasivo esame di colonscopia.

Lo screening del tumore del retto mediante proctoscopia elettronica è invasivo?

No, nella maniera più assoluta.

L’esame, al contrario della videocolonscopia - che richiede una fastidiosa preparazione - è totalmente indolore, e non richiede una preparazione specifica.

L’esame di screening può essere ripetuto anche più volte in poco tempo, viene eseguito ambulatorialmente e permette una dimissione immediata del paziente.

In altri Paesi dal sistema sanitario avanzato, come gli Stati Uniti, lo screening videografico del solo canale ano-rettale è ormai la norma per la prevenzione del tumore del retto, riservando l’accesso alla colonscopia solo ai casi negativi all’esame proctoscopico.

Una scelta razionale e sensata, molto più precisa del solo esame di sangue occulto nelle feci, poco invasiva per il paziente e che permette anche di contenere i costi per la struttura che la eroga.

Qual è il Medico specializzato nello screening del tumore del retto?

Il Medico con grande esperienza nei problemi ano-rettali, tra cui il tumore del retto, è il Chirurgo Proctologo, cioè un Medico perfezionato nelle patologie dell’ano e del retto.

È dunque a lui che ci si dovrebbe rivolgere per eseguire lo screening video del canale ano-rettale.

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Lo screening del tumore del retto può essere effettuato da qualsiasi paziente, anche under 50: non è invasivo e non è doloroso, e può essere indicato come completo dell’analisi del sangue occulto nelle feci, prima di eseguire una più invasiva colonscopia.

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Quindi ricorda che...
  • il tumore del colon è il secondo tumore più diffuso per gli uomini, secondario solo a quello della prostata, e per le donne, secondo al carcinoma della mammella;
  • il tumore del retto è un tumore intestinale localizzato nell'ultima parte dell'intestino, cioè il canale ano-rettale;
  • statisticamente, 1/3 di tutti i tumori intestinali sono tumori del retto;
  • il tumore del retto e quello del colon, seppur entrambi tumori intestinali, hanno caratteristiche differenti;
  • il tumore del retto è in molti casi asintomatico, e spesso il paziente che ne è affetto non si accorge di nulla, se non in stadio avanzato della patologia;
  • il tumore del retto è statisticamente più probabile dopo i 50 anni d'età, ma può insorgere anche in soggetti più giovani, specie quelli con familiarità;
  • lo screening del tumore del retto si basa su un esame video, eseguito con un tubo proctoscopico particolare;
  • lo screening del tumore del retto non sostituisce lo screening del tumore del colon;
  • nello screening del tumore del retto viene ispezionato solo il tratto ano-rettale, mentre la videocolonscopia analizza interamente tutto il colon, dall'ano al cieco;
  • la maggior parte dei sanguinamenti anali e del referto di tracce di sangue nelle feci sono imputabili a patologie benigne proctologiche, quindi il paziente positivo deve rimanere calmo, e non lasciarsi prendere dal panico

Avviso deontologico medico
Nota deontologica

La Proctologia, in Italia, non ha ancora una Scuola di Specializzazione riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione.

Non è quindi legalmente possibile riportare l'aggettivo 'specialista' al Medico Proctologo, poiché tale titolo accademico è riservato solo al Medico che, legalmente, ottiene un Diploma di Specializzazione.

Come branca della Medicina, la Proctologia può essere inquadrata come disciplina chirurgica, che può però allargarsi ed intendersi perfezionamento della Gastroenterologia, della Dermatologia, della Chirurgia Vascolare, dell'Oncologia, della Infettivologia e, non ultimo, anche della Ginecologia.

Questo vuol dire che la formazione del Medico che intende definirsi 'Proctologo' è effettuata prevalentemente sul campo, attraverso l'esperienza diretta e i casi clinici affrontati e risolti, nonché del continuo studio ed aggiornamento professionale.

La Dott.ssa Luisella Troyer, iscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Milano, tiene dunque a precisare che ella è un Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Vascolare, e perfezionata poi Proctologo durante il suo trentennale esercizio della professione medica.

Chirurgo Vascolare Proctologo a Milano Dott.ssa Luisella Troyer

Quest'articolo è stato revisionato ed aggiornato dalla Dott.ssa Luisella Troyer il giorno:

domenica 11 febbraio, 2024

La Dott.ssa Luisella Troyer è un Medico Chirurgo, specializzata in Chirurgia Vascolare e perfezionata in Proctologia.

Sin dal suo percorso come specializzanda, la Dottoressa ha avuto a cuore lo studio e la cura delle patologie proctologiche, in particolar modo delle emorroidi e dei prolassi emorroidari.

Ha accumulato, nel corso del suo esercizio come Chirurgo, circa 5000 ore di sala operatoria come primo operatore, di cui circa 120 di emorroidectomia Milligan-Morgan.

È uno dei primi Medici ad aver studiato e sperimentato la terapia con scleromousse per le emorroidi patologiche, che la Dottoressa ha giudicato d'elezione per il trattamento non traumatico dei prolassi emorroidari, con statistiche di risoluzione superiori al 95% e pertanto spesso comparabili con l'accesso chirurgico.

In ogni sua visita proctologica la Dottoressa utilizza, a complemento della valutazione clinica, un moderno videoproctoscopio totalmente digitale, di sua ideazione e realizzazione, in grado di catturare in tempo reale flussi video in alta risoluzione, che compone l'esame specialistico denominato Videoproctoscopia Endoscopica Elettronica.

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