Chirurgia Plastica Mini Invasiva a Milano
La stitichezza e il non riuscire a defecare

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La stitichezza e il non riuscire a defecare

un problema serio, spesso ignorato e trascurato
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Luisella Troyer - MioDottore.it
Proctologo in centro a Milano

soffri di stipsi cronica?

non riesci ad andare di corpo in maniera regolare, e non provi il naturale stimolo quotidiano, che ti consente di liberarti e stare bene?

la stipsi, o stitichezza, è una condizione patologica estremamente invalidante, che è in grado di diminuire notevolmente la qualità di vita e, in casi non rari, arrivare a modificare anche i comportamenti sociali del paziente.

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leggi questa pagina scritta dalla Dott.ssa Luisella Troyer, Chirurgo Proctologo, per scoprire l’origine di questa patologia, nonché scoprire anche cosa si può fare per risolverla.

Che cos’è la stipsi?

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la stipsi, chiamata anche spesso stitichezza, è l’impossibilità di evacuare regolarmente su base giornaliera feci morbide e ben formate, a cui invece si sostituiscono defecazioni infrequenti, difficoltose, con feci particolarmente dure e difficili da espellere.

la defecazione, negli esseri umani in salute, è un atto fisiologico che è eseguito di norma su base giornaliera, in cui vengono emesse circa 150g di feci (media europea e nord-americana), ben formate, cilindrica, di consistenza morbida e di odore non eccessivamente sgradevole.

questa media è comunque suscettibile di variazioni a seconda del soggetto, che non sono necessariamente sintomo di patologia.

a livello generalista, considerando che i parametri della stipsi devono essere valutati piuttosto elasticamente, si può definire una situazione di stipsi in un paziente che, da almeno dodici mesi, manifesta almeno due di questi sintomi:

  • Meno di due evacuazioni a settimana;
  • Una defecazione su quattro risulta difficoltose e/o dolorosa, con eccessivo ponzamento da parte del paziente, e grande sforzo nel fare uscire le feci;
  • Una defecazione su quattro ha una consistenza dell’alvo modificata, eccessivamente dura e dalla forma ‘caprina’
  • Una defecazione su quattro lascia la sensazione di svuotamento incompleto (tenesmo)

va dunque ricordato che questi sintomi devono essere cronici nel tempo, per prendere il considerazione la diagnosi di stipsi.

piccole variazioni temporanee e isolate alla quotidiana defecazione, o la presenza di questa sintomatologia in casi sporadici, non è sufficiente a definire il paziente come ‘stitico’.

Quanto è comune la stipsi nella popolazione umana?

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la stitichezza è un fenomeno su scala mondiale, che affligge l’uomo da millenni.

i dati precisi sono impossibili da ottenere, poiché la patologia spesso non è diagnosticata, in quanto chi ne è affetto tende a sottostimare il problema, preferendo l’autodiagnosi e trattamenti ‘fai da te’, e non rivolgendosi all’aiuto di un Medico.

con il beneficio di questo dubbio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che almeno un 20% di tutta la popolazione occidentale ne sia affetto, con un’incidenza maggiore nella popolazione femminile.

in Italia, diversi studi hanno stimano che almeno un italiano su cinque è affetto da stitichezza cronica, con l’80% di questo campione costituito da donne.

l'incidenza globale della stitichezza tende ad aumentare considerevolmente con l’età: dopo i 65 anni, difatti, la percentuale della popolazione stitica può raggiungere e superare il 40% del totale.

numeri dunque importanti che, a discapito di una costante domanda di terapie, non vengono tuttavia soddisfati dall’offerta medica, spesso confinata quasi esclusivamente a lassativi e purganti.

Quali sono le cause della stipsi?

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la stitichezza è una patologia complessa, le cui cause sono molto difficili da definire, anche con buona approssimazione.

i motivi della variazione anomala delle regolari defecazioni possono essere molteplici, ma per tentare di classificare almeno grossolanamente l’origine del problema, in Medicina si distinguono due tipi principali di stipsi: la stipsi primitiva (o idiopatica) e la stipsi secondaria.

la stipsi primitiva, o idiopatica, è una stipsi che, come il nome suggerisce, ha origini congenite.

è legata quasi sempre a disfunzioni congenite del colon, o a stati psico-fisici cronici e specifici, come la sindrome del colon irritabile.

alcuni di questi stati sono temporanei, e dovuti a situazioni particolari e provvisorie, come la stipsi da gravidanza, che affligge le donne gravide.

la stipsi semplice, forse la forma più diffusa di stipsi primitiva, non ha un’eziologia ben definita, ma si sospetta sia legata ad una dieta povera di fibre, una vita particolarmente sedentaria, una congenita abitudine del paziente a trattenere le feci (a volte, ciò è legato alla mancanza di adeguato stimolo).

la stipsi secondaria è invece attribuita a patologie endocrine, neurologiche, intestinali congenite oppure anche indotta da una terapia farmacologica (stipsi iatrogena).

nei soggetti tossicodipendenti di eroina, oppure nei pazienti sottoposti a costante terapia con oppiacei, la stipsi iatrogena è la prima causa di stitichezza cronica.

nelle donne, una delle cause di stipsi è quella definita come inertia coli: una forma particolarmente aggressiva, che porta a defecare con intervalli molti lunghi, circa ogni 7-8 giorni, con feci di dimensioni abnormi rispetto alla media.

la stipsi rettale da ostruita defecazione (outlet-obstruction, in inglese) si manifesta quando il retto, invece che essere propriamente retto, si contorce in un angolo, che impedisce il completo e facile rilascio delle feci.

è una tipica problematica meccanica, sintomo più evidente, nelle donne, della condizione di rettocele.

la stipsi colica, invece, è la stipsi dovuta ad un rallentamento della peristalsi del colon, che genera a sua volta un’alterazione della tempistica di rilascio delle feci, che transitano molto più lentamente nell’intestino e, di conseguenza, divengono più dure e difficili da espellere.

Quali sono i sintomi della stipsi?

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a prescindere dalla tipologia di stipsi e dalla sua origine, tutti i pazienti stitici dimostrano sintomi comuni, che si manifestano in un’impossibilità di evacuare regolarmente e facilmente, su base quotidiana.

quasi sempre, ogni defecazione avviene dopo molti giorni dall’ultima, e il paziente non riesce comunque a espellere in maniera ottimale tutto l’alvo: spesso, la sensazione di non aver provveduto ad un’evacuazione soddisfacente e liberatoria è un sintomo frequente, che demoralizza e scoraggia il paziente.

qn aggiunta a ciò, alla difficoltà di espellere feci ben formate e morbide, spesso si aggiungono altri problemi e sintomi correlati, sovente per un danneggiamento del canale ano-rettale, dovuto proprio sia all’eccessiva durezza delle feci, sia dagli sforzi, spesso enormi, che il paziente deve fare per espellerle.

tra questi sintomi, possiamo facilmente associare dolore e sanguinamento durante la defecazione (segno evidente di una lacerazione del canale ano-rettale, spesso dovuta alle emorroidi patologiche o una ragade), flatulenza, meteorismo, depressione, irritabilità, insonnia, disturbi dell’appetito e disfunzioni dell’alimentazione, a volte anche cefalea ed emicrania.

Come si diagnostica la stipsi?

la diagnosi della stipsi è considerata tra le più difficili in tutta la Colonproctologia e la Gastroenterologia, perché la grande varietà dei sintomi e delle tipologie di stitichezza la fa spesso confondere (e in qualche caso, sovrapporre) con altre patologie o comunque condizioni anormale.

spesso, il paziente si presenta al Medico dopo anni ed anni di autodiagnosi e trattamenti ‘fai da te’, che quasi sempre si dimostrano deleteri, inconcludenti oppure semplicemente inefficaci.

l’abuso di lassativi, purganti e clisteri rientra in tali pratiche, e spesso il paziente è totalmente sfiancato dall’uso pluriennale delle purghe, riportando storie di stitichezza spesso dolorose e cronicizzate sin dalla più tenera età.

in molti casi, l’attenta lettura di queste storie mette già sulla strada giusta il Medico, che comunque deve effettuare una visita proctologica completa, prescrivendo spesso esami complementari specifici.

tali esami possono essere una colonscopia, una defecografia, una TAC addomnipelvica, la manometria ano-rettale, l’ecografia endoanale, la Risonanza Magnetica Nucleare Dinamica del pavimento pelvico, l’ElettroMioGrafia perianale.

fornire una lista precisa di tutti gli esami possibili a complemento della visita proctologica è impossibile, poiché la diagnosi di stipsi è fortemente legata alla persona sia a livello fisiologico sia non dimenticando la componente psichica.

Consigli proctologici

Purganti e lassativi sono spesso le uniche opzioni che un paziente stitico trova, non solo in farmacia ma spesso addirittura prescritte dal Medico.

In Italia, la Medicina di riabilitazione intestinale è ancora poco conosciuta, e spesso anzi totalmente ignorata, in favore di branche giudicate più interessanti (e lucrose, spesso e volentieri).

Eppure, l'uso di purganti e lassativi dovrebbe essere sempre limitato, quando non evitato tout-court.

Questo perché questi preparati non solo irritano la mucosa intestinale e acidificano le feci, ma rallentano ancora di più la fisiologica peristalsi, diminuendo quindi lo stimolo alla defecazione e, in sostanza, peggiorando la pigrizia intestinale.

La stipsi va combattuta invece alla radice, risolvendo la sua causa principale, che spesso è una scarsa mobilità intestinale o, in alcuni casi, una defecazione ostruita.

Qual’è la terapia per la stipsi?

la terapia per la stipsi varia moltissimo a seconda del tipo di stipsi che effettivamente affligge il paziente.

c'è una grande differenza di trattamento tra stipsi primitiva e stipsi secondaria, così come c’è una differenza sostanziale, ad esempio, tra stipsi funzionale di lieve entità e una stipsi rettale da ostruita defecazione.

l’indicazione della moderna Medicina è comunque, a prescindere dal tipo di stipsi, quella di evitare l’uso di lassativi e purganti, mirando piuttosto alla riabilitazione dell’intestino.

per far ciò, è necessario conoscere il blocco originario di partenza, da qui l’importanza dell’anamnesi e della diagnostica.

molti tipi di stipsi sono secondari ad una dieta assolutamente scorretta, che non tiene conto, nella giusta misura, del fondamentale apporto di verdure e frutta.

questo aspetto è spesso corretto in fase di terapia, così come il paziente e educato a bere un giusto quantitativo di acqua ogni giorno, nonché a provvedere al giusto movimento fisico.

l’impiego di medicinali deve essere rigorosamente selezionato e razionalizzato, e dovrebbe essere indicato solo quando le modifiche alla dieta non hanno portato nessun beneficio al paziente.

la stipsi espulsiva, quindi la stipsi data da un problema meccanico del colon, deve invece essere trattata con l’adeguata riabilitazione intestinale.

la terapia riabilitativa del colon, che va subito ben chiarito al paziente è un atto medico che richiede tempo e costanza, mira ad ottenere i seguenti risultati:

  • Potenziamento della forza muscolare sfinteri;
  • Aumento della resistenza del pavimento pelvico;
  • Rieducazione corretta del paziente nel rilasciare il pavimento pelvico;
  • Migliorare l’elasticità e l’estensione dei muscoli del pavimento pelvico

questi risultati sono di norma ottenuti con l’utilizzo di protocolli che si basato su un mix di fisioterapie come la fisiokinesiterapia, l’elettrostimolazione e il biofeedback.

la fisiokinesiterapia, composta essenzialmente dalla ginnastica del pavimento pelvico, è fondamentale poiché consente di potenziare la contrazione e il rilascio muscolare, rinforzando quindi il controllo volontario del paziente sulla muscolatura anale e pelvica.

l’elettrostimolazione è invece utile per rinvigorire il muscolo, aumentandone la forza e la durata della contrazione.

ha ottimi risultati in caso di stipsi flaccida e, se ben eseguito, garantisce alte percentuali di successo.

il biofeedback, che utilizza sensori visivi e stimolatori tramite sonde a pressione ed elettromiografiche, ha invece il compito di far recuperare al paziente il controllo completo sensoriale del pavimento pelvico.

ciò risulta essenziale nel caso di stipsi cronica che ha tolto, dopo anni ed anni, la capacità sensoriale dell’ampolla rettale al paziente.

queste tecniche riabilitative sono estremamente efficaci, se eseguite da personale esperto: la percentuale di successo, a fine terapia, è di oltre il 90%, con pazienti recuperati pressoché in pieno, che finalmente riescono ad evacuare su base giornaliera, senza l’uso di lassativi o purganti.

Consigli proctologici

Stando ai dati del 2020, in Italia il mercato dei lassativi e dei purganti sfonda, ogni anno, la soglia dei 300 milioni di Euro.

Un mercato quindi di tutto rispetto, facilitato dalla grande distribuzione e dal fatto che, per molti prodotti, non è necessaria la prescrizione medica.

C'è quindi un certo interesse da parte di molte aziende non solo a mantenere questa fetta di mercato, ma anzi ad ampliarla.

Da qui, la spesso ossessiva pubblicità in televisione e sull'Internet, il cui oggetto è, quasi sempre, un banale purgante sovente spacciato per 'prodotto naturale'.

La stipsi si può davvero vincere, e tornare a stare bene?

sì, certamente: la moderna Medicina e fisioterapia riabilitativa intestinale possono fare moltissimo per risolvere il problema della stipsi, che non deve quindi mettere più ansie, vergogne o imbarazzo.

purtroppo, in Italia, la riabilitazione intestinale è un argomento medico di scarso successo, costantemente ignorato e giudicato di serie B rispetto ad altre specializzazioni sanitarie.

nel mercato nostrano, la parte da leone la fanno ancora le infinite quantità di farmaci lassativi e purganti, che vengono regolarmente prescritti dai Medici e, spesso, auto-prescritti dai pazienti stessi, ma che non risolvono assolutamente il problema (semmai lo peggiorano).

la cultura della riabilitazione intestinale è confinata solo a pochi centri e studi medici d’eccellenza, di cui praticamente nessuno è in convenzione col Servizio Sanitario Nazionale.

ciò spesso non solo scoraggia il paziente, ma lo spinge sempre più nel vortice della negligenza e dell’uso massiccio di purganti, arrivando spesso a condizioni pietose, con storie di vero dolore e sofferenza che impattano in maniera drammatica sulla qualità della vita.

eppure, la riabilitazione intestinale è un’arma efficace, sicura e dai risultati ottimi, se ben conosciuta ed utilizzata.

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Quindi ricorda che...
  • la defecazione è quell'atto fisiologico in cui il corpo umano si libera delle sostanze di scarto, residui della digestione;
  • un essere umano adulto ed in salute evacua mediamente una volta al giorno circa 150 grammi di feci, ben formate, morbide e cilindriche;
  • variazioni alla media sono comunque molto comuni, e non sempre sono patologiche;
  • si definisce stitichezza l'incapacità, protratta sul lungo termine, di evacuare in maniera soddisfacente e senza sforzi su base giornaliera;
  • la stipsi può essere sostanzialmente di due tipi: primitiva o secondaria;
  • l'inquadramento preciso del tipo di stipsi è fondamentale per iniziare un percorso riabilitativo dell'intestino;
  • purganti e lassativi dovrebbero sempre essere evitati, poiché irritano la mucosa intestinale e acidificano le feci;
  • la terapia giusta per la stipsi, qualsiasi sia il suo tipo, porta sempre alla riabilitazione del colon;
  • la moderna medicina e fisioterapia possono riabilitare l'intestino senza l'uso di purganti o lassativi, grazie all'elettrostimolazione e al biofeedback

Avviso deontologico medico
Nota deontologica

La Proctologia, in Italia, non ha ancora una Scuola di Specializzazione riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione.

Non è quindi legalmente possibile riportare l'aggettivo 'specialista' al Medico Proctologo, poiché tale titolo accademico è riservato solo al Medico che, legalmente, ottiene un Diploma di Specializzazione.

Come branca della Medicina, la Proctologia può essere inquadrata come disciplina chirurgica, che può però allargarsi ed intendersi perfezionamento della Gastroenterologia, della Dermatologia, della Chirurgia Vascolare, dell'Oncologia, della Infettivologia e, non ultimo, anche della Ginecologia.

Questo vuol dire che la formazione del Medico che intende definirsi 'Proctologo' è effettuata prevalentemente sul campo, attraverso l'esperienza diretta e i casi clinici affrontati e risolti, nonché del continuo studio ed aggiornamento professionale.

La Dott.ssa Luisella Troyer, iscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Milano, tiene dunque a precisare che ella è un Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Vascolare, e perfezionata poi Proctologo durante il suo trentennale esercizio della professione medica.

Chirurgo Vascolare Proctologo a Milano Dott.ssa Luisella Troyer

Quest'articolo è stato revisionato ed aggiornato dalla Dott.ssa Luisella Troyer il giorno:

domenica 11 febbraio, 2024

La Dott.ssa Luisella Troyer è un Medico Chirurgo, specializzata in Chirurgia Vascolare e perfezionata in Proctologia.

Sin dal suo percorso come specializzanda, la Dottoressa ha avuto a cuore lo studio e la cura delle patologie proctologiche, in particolar modo delle emorroidi e dei prolassi emorroidari.

Ha accumulato, nel corso del suo esercizio come Chirurgo, circa 5000 ore di sala operatoria come primo operatore, di cui circa 120 di emorroidectomia Milligan-Morgan.

È uno dei primi Medici ad aver studiato e sperimentato la terapia con scleromousse per le emorroidi patologiche, che la Dottoressa ha giudicato d'elezione per il trattamento non traumatico dei prolassi emorroidari, con statistiche di risoluzione superiori al 95% e pertanto spesso comparabili con l'accesso chirurgico.

In ogni sua visita proctologica la Dottoressa utilizza, a complemento della valutazione clinica, un moderno videoproctoscopio totalmente digitale, di sua ideazione e realizzazione, in grado di catturare in tempo reale flussi video in alta risoluzione, che compone l'esame specialistico denominato Videoproctoscopia Endoscopica Elettronica.

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