
Nel 2026 diverse revisioni scientifiche di primo piano (tra cui due aggiornamenti della Cochrane Library e un'ampia analisi pubblicata su JAMA) hanno riportato l'attenzione su un tema che chi si occupa di proctologia conosce bene da tempo: il legame tra il Papillomavirus umano (HPV) e alcuni tumori, tra cui quello del canale anale.
Se ne parla spesso in relazione al cancro della cervice uterina, molto meno rispetto alla sua controparte anale, che riguarda in egual misura uomini e donne ed è al centro di buona parte delle visite proctologiche legate a lesioni sospette.
Leggi questa pagina per avere informazioni importanti sul virus del papilloma umano, che potrebbero aiutarti a preservare il tuo benessere la tua salute.
Che cos'è il virus del papilloma umano?
il virus dell'hpv è un virus nudo, cioè senza pericapside
Il virus HPV (Human Papilloma Virus) è un virus opportunista, a trasmissione per contatto diretto, facente parte dell'ampia famiglia dei Papillomaviridae.
È un virus estremamente comune nella popolazione umana e, complice la sua modalità di trasmissione, si diffonde prevalentemente (ma non esclusivamente) per via sessuale.
il virus hpv penetra attraverso contatto diretto con pelle e mucosa
Il virus HPV è generalmente asintomatico in un individuo sano, non fumatore e con un buon sistema immunitario: le difese biochimiche del corpo, difatti, riescono a tenere a bada e sconfiggere l'infezione nella maggior parte dei casi, prima che essa iper-proliferi e diventi sintomatica.
Tuttavia, in condizioni particolari, l'infestazione del virus può soverchiare il sistema immunitario dell'ospite, dando origine a lesioni cutanee caratteristiche, che possono affliggere ogni parte della cute e delle mucose, chiamate verruche o, nel caso che esse compaiano nell'area ano-genitale o oro-faringea, condilomi.
Un virus più comune di quanto si pensi

Il Papillomavirus umano non è un virus singolo, ma una famiglia di circa 200 ceppi diversi, suddivisi in altrettanti genotipi.
Il virus ha la caratteristica di essere un antigene "nudo", privo cioè di un involucro esterno lipidico (pericapside): proprio per questo resiste bene nell'ambiente e si trasmette con estrema facilità attraverso il contatto diretto tra pelle e mucose, non necessariamente in seguito a un rapporto sessuale completo, ma anche per contatto con superfici già contaminate da frammenti cellulari infetti.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità , la maggior parte delle persone sessualmente attive entra in contatto con il virus almeno una volta nella vita, quasi sempre senza accorgersene: come detto poco in alto, però, nella grande maggioranza dei casi è il sistema immunitario stesso a eliminare l'infezione spontaneamente, senza lasciare conseguenze e senza dare alcun sintomo.
Si parla dunque più propriamente di 'condilomatosi' o 'verrucosi' quando l'infezione da HPV ha dato origine a sintomatologia, cioè alla comparsa di lesioni floride e ben evidenti in una qualsiasi parte della cute o delle mucose del corpo.
Cosa sono i condilomi ano-genitali?
condilomi perianali
I condilomi ano-genitali (chiamati anche verruche ano-genitali) sono delle lesioni floride, spesso carnose, solitamente a forma di "cresta di gallo" (ma anche piatte, in taluni casi) che compaiono nella zona ano-genitale, frutto di un'infezione da HPV che, per una lunga serie di cause, il sistema immunitario non è riuscito a contenere e debellare.
Le lesioni condilomatose sono considerate vere e proprie lesioni pre-tumorali, e questo perché, sebbene in un numero ristretto di casi e, comunque, mediamente dopo lunghi lassi temporali, la presenza del virus HPV nelle cellule infettate può comportare una mutazione cancerogena delle stesse, dando dunque inizio ad un carcinoma.
condilomi perianali floridi
Il rischio di degenerazione in forma tumorale di un'infezione da HPV cambia molto a seconda del ceppo di virus origine della manifestazione sintomatica, dall'eventuale terapia adiuvante iniziata dal paziente e, non di meno, dalle condizioni di salute generale dello stesso.
L'HPV è comunque uno dei più seri rischi tumorali per una vasta categoria di carcinomi: da quello della cervice dell'utero al carcinoma anale, passando anche per il carcinoma del pene dove, anzi, l'infezione da HPV risulta esserne la prima causa in assoluto.
Non bisogna poi dimenticare i carcinomi oro-faringei, causati da papillari sviluppatisi dopo episodi di sesso orale: rappresentano una minoranza del totale dei tumori causati dall'HPV, eppure sono un rischio concreto e sempre possibile.
Non tutti i ceppi di HPV si comportano allo stesso modo
condilomi anali visti all'esame di video proctoscopia
È qui che nasce spesso confusione tra i pazienti, che spesso, una volta avuta una diagnosi di condilomatosi, si domandano: "Ma dunque sono a rischio di tumore?"
Facciamo dunque chiarezza, premettendo che le lesioni condilomatose, a prescindere dal tipo di virus che le ha generate, è vero che sono lesioni pre-tumorali, ma che solo una minoranza di esse, fortunatamente, si tramuta in carcinoma vero e proprio.
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Alcuni ceppi del papillomavirus, in particolare il 6 e l'11, sono responsabili quasi esclusivamente delle lesioni più visibili e conosciute: i condilomi acuminati, le cosiddette "creste di gallo", escrescenze che, in genere, si trattano ambulatorialmente e che di per sé hanno un potenziale di trasformazione maligna piuttosto basso.
Altri ceppi (su tutti il 16 e il 18) sono invece classificati come "ad alto rischio oncogeno": sono quelli più frequentemente coinvolti nello sviluppo di alterazioni precancerose e, in una minoranza di casi non trattati o non seguiti nel tempo, di veri e propri tumori del distretto ano-genitale.
Il virus HPV è un tipico esempio di virus opportunista, cioè che preferisce proliferare in un ospite che, per differenti motivi, è immunodepresso.
L'immunodepressione può essere anche temporanea (non solo cronica), ad esempio dopo una cura chemioterapica o antibiotica particolarmente pesante, oppure dopo un periodo di forte stess, o anche di convalescenza dopo un intervento chirurgico di una certa invasività .
Ovviamente, ospiti già immunodepressi cronici, ad esempio infettati dal virus HIV non contrastato da idonea terapia antivirale, hanno maggiori probabilità di sviluppare la sintomatologia dell'HPV (cioè verruche e condilomi).
Il dato che riguarda più da vicino la proctologia: in che percentuale i condilomi possono essere rischio di tumore anale?
Le revisioni più recenti stimano che l'HPV sia responsabile di circa l'88% dei tumori del canale anale: una percentuale seconda solo a quella dei tumori della cervice uterina (attorno al 97%) e superiore a quella registrata in altri distretti, come vulva o pene.
È un dato che sorprende molti pazienti, abituati ad associare il papillomavirus quasi esclusivamente allo screening ginecologico, mentre in realtà l'area anale è uno dei territori in cui questo virus si manifesta più spesso, e in cui dunque una diagnosi tempestiva fa la differenza.
Perché un condiloma non va mai ignorato?
Anche quando derivano da ceppi a basso rischio, i condilomi restano il segnale più concreto di un'avvenuta esposizione al virus, e la loro presenza non esclude una co-infezione con ceppi ad alto rischio, spesso del tutto silenti e privi di manifestazioni visibili.
È questo il motivo per cui qualunque escrescenza, nodulo o alterazione della zona perianale meriterebbe sempre una valutazione specialistica (con visita proctologica ed eventuale videoproctoscopia) invece di essere gestita con rimedi generici o rimandata per imbarazzo.
Trattandosi di lesioni che, quando evolvono, lo fanno nell'arco di anni, un controllo periodico rappresenta la strategia più efficace per intercettarle in fase iniziale, in cui si ha generalmente tutto il tempo per porre adeguato rimedio medico o chirurgico.
Chi dovrebbe prestare più attenzione al virus HPV?
Il rischio di sviluppare lesioni HPV-correlate nella zona anale non è distribuito in modo uniforme nella popolazione.
Alcune condizioni aumentano la probabilità di infezione persistente o di evoluzione delle lesioni, come ad esempio:
- Rapporti sessuali anali non protetti e partner sessuali multipli;
- Condizioni di immunodepressione, incluse infezione da HIV, terapie immunosoppressive o chemioterapiche;
- Fumo di sigaretta, che riduce l'efficacia della risposta immunitaria locale;
- Una storia pregressa di condilomi o di alterazioni displastiche.
Va comunque ricordato che l'infezione da HPV è estremamente diffusa anche fuori da questi gruppi: la prudenza e i controlli regolari restano quindi un buon principio generale, non solo per chi rientra in una categoria a rischio più elevato.
La vaccinazione contro l'HPV: utile anche oltre l'adolescenza
In Italia il vaccino anti-HPV è offerto gratuitamente a ragazze e ragazzi a partire dagli 11 anni, proprio perché la protezione è massima se somministrata prima di un possibile contatto con il virus.
Le revisioni scientifiche più recenti, tuttavia, confermano che il vaccino mantiene un'utilità anche nelle persone adulte già sessualmente attive, riducendo il rischio di nuove infezioni e di lesioni correlate.
Nonostante questo, l'adesione alla vaccinazione in Italia resta inferiore alle attese: se ne parla ancora troppo poco, anche nell'ambito della prevenzione proctologica, dove il tema viene spesso associato solo alla sfera ginecologica.
I segnali da non sottovalutare dell'infezione da HPV
papilloma condilomatoso del canale anale
L'infezione da HPV, è bene ribadirlo, nella maggior parte dei casi risulta completamente asintomatica.
In un soggetto in buona salute e non fumatore, il virus come viene contratto così viene debellato dal sistema immunitario, senza alcuna sintomatologia e senza dunque che l'ospite si accorga del contagio.
rimozione dei condilomi anali
Solo in un numero limitato di casi l'infezione diviene sintomatica, dando origine alla condilomatosi.
Questi sintomi, che coincidono con l'apparizione delle lesioni cutanee, meritano sempre un approfondimento con lo specialista, soprattutto se persistenti nel tempo:
- Escrescenze, noduli o rilievi percepibili nella zona perianale;
- Sanguinamento rettale non spiegabile con altre cause note;
- Prurito anale persistente o irritazione che non si risolve;
- Dolore, bruciore o senso di corpo estraneo durante l'evacuazione;
- Secrezioni mucose o variazioni improvvise delle abitudini intestinali.
Va ricordato comunque che questa lista tratta di segnali facilmente confondibili con condizioni più comuni e benigne, come emorroidi o ragadi: proprio per questo una valutazione proctologica accurata resta l'unico modo per distinguere un disturbo banale da qualcosa che merita maggiore attenzione.
La combinazione di vaccinazione, riduzione dei comportamenti a rischio e controlli proctologici regolari rende oggi il tumore anale HPV-correlato una patologia in larga parte prevenibile e, quando si manifesta, diagnosticabile in una fase in cui le possibilità di cura sono elevate.
Per questo, davanti a un condiloma, a un fastidio persistente o anche solo a un dubbio, la scelta più sensata resta sempre la stessa: parlarne apertamente con uno specialista, senza rimandare per timore o imbarazzo.
Lo screening per il cancro anale: come si effettua?
l'esame moderno di proctoscopia in alta risoluzione è eseguito digitalmente
Il cancro anale è un tipo di carcinoma che, per circa l'80%-90% dei casi, origina dalle cellule squamose dell'epitelio del canale anale: un tessuto di tipo cutaneo/mucocutaneo che protegge la più profonda mucosa intestinale.
Un 10%-20% circa dei restanti casi di carcinoma anale, sono invece originati da una mutazione maligna della mucosa stessa, oppure (seppur molto più raramente) da un melanoma anale.
video proctoscopia ad alta risoluzione
Come anche altre tipologie di tumore, il carcinoma anale può essere originato anche da una singola cellula mutata, che può essere anche precedentemente stata infettata dal virus HPV (ed è per questo che le lesioni condilomatosi sono giudicate vere e proprie lesioni pre-tumorali).
La possibilità che una cellula della mucosa ano-rettale si tramuti in un carcinoma maligno è esponenzialmente più alta in caso di infezione da HIV poiché, su lunghi periodi, la permanenza del virus causa un’immunodepressione indotta, che riduce la capacità del sistema immunitario di eliminare l'infezione persistente ad alto rischio, ed dunque l'HPV stesso (attraverso le proteine oncogene E6/E7) a determinare la trasformazione displastica delle cellule.
I gruppi di persone più a rischio per l’insorgenza del carcinoma dell’ano sono uomini omosessuali, che praticano regolarmente il sesso anale con HIV (non adeguatamente trattato con cura antivirale), donne transgender con HIV anch’esso non trattato, persone con storia di neoplasia vulvare, tumore vaginale o cervicale, pazienti già immunodepressi per colpa di patologie ormai cronicizzate.
Questi gruppi sono considerati, secondo le linee guida più recenti (International Anal Neoplasia Society 2024, HHS/NIH per persone con HIV, ASCCP 2025) ad alto rischio, e il loro screening dovrebbe iniziare indicativamente, a seconda del gruppo di rischio d’appartenenza, tra i 35 ed i 45 anni d’età .
Per la restante parte della popolazione generale, il tasso d’incidenza del cancro anale è ancora troppo basso per giustificare lo screening su larga scala.
Parlando di screening vero e proprio, esso si articola su vari livelli, ed è comunque sempre accompagnato dalla relativa visita proctologica:
- Ispezione digitale anorettale, eseguita direttamente dal Medico Proctologo in sede di visita, utile per apprezzare eventuali masse o irregolarità del canale anale (che debbono però sempre essere confermate o confutate per mezzo di ispezione video, in quanto possibili sintomatologie anche di differenti condizioni procotlogiche, come il prolasso emorroidario);
- Citologia anale, per mezzo di pap test anale (con citologia), utile e consigliata nei soggetti considerati ad alto rischio di cancro anale;
- Ispezione con videoproctoscopia (o anoscopia ad alta risoluzione HRA), cioè l’esame di riferimento (Gold Standard) per visualizzare direttamente la mucosa ano-rettale con margine d’ingrandimento congruo (solitamente, superiore ai 20X), direttamente a stampa video, in grado di ispezionare con eccezionale precisione ogni dettaglio del canale rettale ed anale, eventualmente utile anche per eseguire biopsie mirate.
Va ricordato che l’anoscopia normale, eseguita con comune anoscopio ottico, spesso non è sufficiente (e non consigliata dalle linee guida della ASCCP) per uno screening ottimale: per questo è auspicabile, nei moderni ambulatori attrezzati per la Proctologia, che il Medico Proctologo sia in possesso di adeguato macchinario ad alta risoluzione, auspicabilmente in grado di catturare in digitale il video completo dell’endoscopia, anche per la possibilità di facile recupero e consultazione a posteriori.
FAQ (domande frequenti)
Nella maggior parte dei casi il sistema immunitario riesce a eliminarlo spontaneamente, senza che la persona se ne accorga.
Solo in una minoranza di casi l'infezione persiste e può dare origine a lesioni visibili, come i condilomi.
Non tutti i condilomi comportano però lo stesso rischio, poiché dipende dal ceppo virale coinvolto.
I ceppi 6 e 11 causano quasi sempre condilomi a basso rischio oncogeno, mentre i ceppi 16 e 18 sono classificati come ad alto rischio.
Si tratta di una percentuale seconda solo a quella dei tumori della cervice uterina, attorno al 97%.
È un dato che sorprende molti pazienti, abituati ad associare l'HPV quasi esclusivamente allo screening ginecologico.
Per questo ogni escrescenza o alterazione della zona perianale meriterebbe sempre una valutazione specialistica.
Un controllo periodico resta la strategia più efficace per intercettare le lesioni in fase iniziale.
Sono più esposti coloro che hanno rapporti anali non protetti e partner sessuali multipli, chi si trova in condizioni di immunodepressione (anche da infezione da HIV), i fumatori e chi ha già avuto condilomi o alterazioni displastiche in passato.
L'infezione resta comunque molto diffusa anche fuori da questi gruppi, per cui i controlli regolari sono un buon principio generale per tutti.
In Italia il vaccino è offerto gratuitamente dagli 11 anni, perché la protezione è massima se somministrata prima di un possibile contatto con il virus.
Le revisioni scientifiche più recenti confermano però che il vaccino mantiene la propria utilità anche nelle persone adulte già sessualmente attive, riducendo il rischio di nuove infezioni e di lesioni correlate.
Quando si manifesta, i segnali da non trascurare comprendono escrescenze o noduli nella zona perianale, sanguinamento rettale non spiegabile con altre cause, prurito anale persistente, dolore o bruciore durante l'evacuazione e secrezioni mucose.
Poiché questi sintomi si confondono facilmente con condizioni benigne come emorroidi o ragadi, solo una valutazione proctologica accurata può distinguerli con certezza.
Per questi gruppi lo screening dovrebbe iniziare indicativamente tra i 35 e i 45 anni.
Per la popolazione generale, invece, il tasso d'incidenza resta troppo basso per giustificare uno screening su larga scala.
Si parte dall'ispezione digitale anorettale eseguita dal medico durante la visita, si prosegue con la citologia anale tramite pap test nei soggetti ad alto rischio, e si arriva alla videoproctoscopia (o anoscopia ad alta risoluzione), l'esame gold standard per visualizzare la mucosa ano-rettale con grande precisione ed eventualmente eseguire biopsie mirate.
L'anoscopia tradizionale, da sola, spesso non è sufficiente per uno screening ottimale.
In molti casi la trasformazione parte da una cellula precedentemente infettata dal virus HPV, che attraverso le proteine oncogene E6/E7 può favorire la trasformazione displastica delle cellule.
Il rischio aumenta in modo significativo in presenza di infezione da HIV, che indebolisce la capacità del sistema immunitario di eliminare l'infezione persistente.
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- L'HPV è un virus opportunistico estremamente comune, che si trasmette soprattutto per contatto diretto tra pelle e mucose, non necessariamente tramite un rapporto sessuale completo (che rimane comunque la sua via di propagazione preferita);
- Nella maggior parte dei casi l'infezione da HPV è del tutto asintomatica e viene eliminata spontaneamente dal sistema immunitario;
- Il Papillomavirus umano comprende circa 200 ceppi diversi, con comportamenti e livelli di rischio molto differenti tra loro;
- I ceppi 6 e 11 sono responsabili quasi esclusivamente dei condilomi acuminati, lesioni con un potenziale di trasformazione maligna piuttosto basso;
- I ceppi 16 e 18 sono invece classificati ad alto rischio oncogeno e più frequentemente coinvolti in alterazioni precancerose;
- I condilomi ano-genitali sono considerati vere e proprie lesioni pre-tumorali, anche se solo una minoranza evolve in un vero carcinoma;
- Le revisioni scientifiche più recenti stimano che l'HPV sia responsabile di circa l'88% dei tumori del canale anale;
- Anche un condiloma da ceppo a basso rischio non va mai sottovalutato, perché non esclude una co-infezione con ceppi ad alto rischio;
- In Italia il vaccino anti-HPV è offerto gratuitamente dagli 11 anni: è estremamente efficace prima dell'inizio dei rapporti sessuali, ma mantiene la sua utilità anche in età adulta;
- Fattori come rapporti anali non protetti, immunodepressione, fumo e una storia pregressa di condilomi aumentano il rischio di infezione persistente;
- Sintomi come sanguinamento rettale, prurito anale persistente o noduli nella zona perianale meritano sempre una valutazione specialistica;
- Circa l'80%-90% dei tumori anali origina dalle cellule squamose dell'epitelio del canale anale;
- L'infezione da HIV aumenta in modo significativo il rischio di trasformazione maligna delle cellule infettate dall'HPV;
- Le linee guida più recenti indicano l'avvio dello screening tra i 35 e i 45 anni per le persone appartenenti a gruppi ad alto rischio;
- La videoproctoscopia ad alta risoluzione rappresenta il gold standard per individuare precocemente le lesioni HPV-correlate
Nota deontologica
La Proctologia, in Italia, non ha ancora una Scuola di Specializzazione riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione.
Non è quindi legalmente possibile riportare l'aggettivo 'specialista' al Medico Proctologo, poiché tale titolo accademico è riservato solo al Medico che, legalmente, ottiene un Diploma di Specializzazione.
Come branca della Medicina, la Proctologia può essere inquadrata come disciplina chirurgica, che può però allargarsi ed intendersi perfezionamento della Gastroenterologia, della Dermatologia, della Chirurgia Vascolare, dell'Oncologia, della Infettivologia e, non ultimo, anche della Ginecologia.
Questo vuol dire che la formazione del Medico che intende definirsi 'Proctologo' è effettuata prevalentemente sul campo, attraverso l'esperienza diretta e i casi clinici affrontati e risolti, nonché del continuo studio ed aggiornamento professionale.
La Dott.ssa Luisella Troyer, iscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Milano, tiene dunque a precisare che ella è un Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Vascolare, e perfezionata poi Proctologo durante il suo trentennale esercizio della professione medica.

Quest'articolo è stato revisionato ed aggiornato dalla Dott.ssa Luisella Troyer il giorno:
domenica 20 aprile, 2025
La Dott.ssa Luisella Troyer è un Medico Chirurgo, specializzata in Chirurgia Vascolare e perfezionata in Proctologia.
Sin dal suo percorso come specializzanda, la Dottoressa ha avuto a cuore lo studio e la cura delle patologie proctologiche, in particolar modo delle emorroidi e dei prolassi emorroidari.
Ha accumulato, nel corso del suo esercizio come Chirurgo, circa 5000 ore di sala operatoria come primo operatore, di cui circa 120 di emorroidectomia Milligan-Morgan.
È uno dei primi Medici ad aver studiato e sperimentato la terapia con scleromousse per le emorroidi patologiche, che la Dottoressa ha giudicato d'elezione per il trattamento non traumatico dei prolassi emorroidari, con statistiche di risoluzione superiori al 95% e pertanto spesso comparabili con l'accesso chirurgico.
In ogni sua visita proctologica la Dottoressa utilizza, a complemento della valutazione clinica, un moderno videoproctoscopio totalmente digitale, di sua ideazione e realizzazione, in grado di catturare in tempo reale flussi video in alta risoluzione, che compone l'esame specialistico denominato Videoproctoscopia Endoscopica Elettronica.
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